Un Falò strano come sempre eppur (non) si (s)muove, un Falò invecchiato, ringiovanito, raggiante, cangiante, stempiato, poco amato, odiato, illuminato, osé, os(iam)o dire, di plurale maiestatico, beatificato, di offese subissato, glorificato, nei suoi libri autobiografici da sé stes(s)o vergato, un Falò (in)aspettato che (non) l’ha sfangata, che fu umiliato, emarginato, perdonato, rinato, in passato (giammai) invero arenato(si), un Falò disabile, abilissimo, riabilitato, (ir)recuperato, sorprendente, deficiente, troppo intelligente per la prevedibile gente formata da minus hanen(te)s poco metaforicamente, mentalmente e nell’animo “abbienti/e”. Falò insipiente, sapiente, mai saccente, un Falò che la sigaretta accende e anche la coscienza affievolita di molta gente arrogante. Falò schernito, fregato, “handicappato”, sfregiato, menefreghista nato, bello e dannato, brutto in modo disumano, inusitato, un Falò insultato, accarezzato, coccolato, in stato regressivo e poi progressivo (non) omologato, sospeso, da idioti vilipeso, un uomo che risulta di peso, da altrui giudizi frettolosi assai dipeso, non dipendente (comunale e/o statale, perfino) da chicchessia, tantomeno dalla Chiesa, un Falò ateo, miscredente, credete(gli). Ir-riconoscibile, datosi all’universale scibile, un Falò che sibila e in passato poche parole dal vivo sibilò e sillabò. Insomma, poco parlò. Falò, ex uomo monosillabico che fu superficialmente (mal) giudicato, ostracizzato, spacc(i)ato. Macché. Un uomo un perché. Un uomo che beve troppi caffè. Un (semi)dio, no, semi uomo discriminato, angariato, nanizzato, ingigantito(si), sì,
(poco) sviluppato, sbertucciato, “sfanc… ato”, spernacchiato, spennacchiato, spennato, paragonato ad Edoardo Bennato, un uomo che non si chiama Renato, un uomo adirato, bistrattato, ratto che legge patetici, letterari estratti, un uomo che, con le gambe accavallate, disserta di settima arte pregiata con classe insuperabile, insuperata, diciamocela, rinomata.



















