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Finalmente il Cinema sta rispiccando il volo, Cronny annuncia ufficialmente il nuovo film ed evviva Steven Spielberg, ah, che WEST SIDE STORY è la mia e vostra vita!


29 Apr

davidcronenberg

ironside scannersMi stava scoppiando la capa! Ah ah. Oh oh, Crimes of the Future. Ebbene, oramai è ufficiale: David Cronenberg tornerà prestissimo alla regia assieme al suo oramai inseparabile Viggo Mortensen. Inoltre, nel cast della sua nuova opus vi saranno Kristen Stewart & Léa Seydoux. Ovvero due attrici straordinarie e, sensualmente parlando, due fi… he sesquipedali. Insomma, due super gnocche mai viste. Sì, voglio qui essere come Roberto Benigni che, parimenti a Cronenberg, sarà omaggiato con Leone d’oro alla carriera al prossimo Festival di Venezia.  Sì, Kristen e Léa sono due sgnacchere e patonze eccezionali. Roba da far impallidire la Raffaella Carrà dei tempi dorati in cui Roberto diede spettacolo, sollevandole la gonna in diretta nazionale! Ah ah.

Ora, non lasciamoci andare a incontenibili eccitazioni ed entusiasmi rizzanti, no, imbarazzanti e fuori luogo. Non mi pare infatti la sede pertinente per asserire com’è bello far l’amore da Tieste in giù, uh uh. Sì, la mia prima ragazza fu triestina, oramai lo sanno anche le pietre. Attualmente sto con una della mia città natia, vale a dire di Bologna o sto con una donna umbra, forse calabro-lucana, siculo-sarda o soltanto toscana? Voi, invece, amanti del turismo sessuale, fate tanto i santarellini ma poi, liberi da sguardi indiscreti, andate pure con le scandinave. Non mentite, italiani brava gente per modo di dire, ah ah!

Mah, con chi sto? Innanzitutto, sto bene o sono totalmente impazzito? Non lo so. In verità vi dico che lo so… benissimo ma è meglio che voi non ne siate informati a dovere poiché la mia lei è più bella, onestamente, della Stewart. Dunque, se vi confessassi il vero assoluto, dopo mezz’ora mi bombardereste di offese con profili falsi per demoralizzarmi e indurirmi, no, indurmi alla moscezza. Eh già, abbiamo tenuto duro in questi mesi di Covid duraturo e dunque mi pare giusto che continueremo a resistere, a prescindere da ogni resilienza del c… zo, al fine di godercela tutta senza mai più inibirci.

Detto questo, spostiamo ora l’attenzione da Cronny a Steven Falotico. No, Spielberg. Be’, Spielberg mi assomiglia non poco. Viene sempre, eccome, alla pari del sottoscritto, infatti accusato ingiustamente d’infantilismo. In quanto i cinici meno romantici pensano che io non meriti una biondona come Kate Capshaw. Ah ah. Sì, sono un archeologo spericolato della mia vita riesumata. Non abbisogno del carbone e di befane né di misurare la mia età in base al metodo scientifico del Carbonio-14. Come dettovi, sono l’eterno Peter Pan/Robin Williams di Hook. Steven Spielberg, checché ne dicano i vecchietti che hanno oramai perso ogni sogno e, per l’appunto, consolano le loro frustrazioni quotidiane, recandosi ad Amsterdam o in Brasile, eh eh, non è affatto puerile. Ha sempre saputo essere coniugale e fedele con Kate, sì. Ma ha altresì saputo saggiamente coniugare il puro… entertainment più fantasioso e fantascientifico, avventuroso e immaginifico (vedi E.T.Incontri ravvicinati del terzo tipoLo squalo e la saga di Indiana Jones) a film impegnati oltre ogni dire come Il colore violaL’impero del soleSchindler’s ListSalvate il soldato RyanAmistadMunichLincoln e via dicendo… Ultimamente, forse non piacque tanto nemmeno a me ma Steven, ricordiamolo, è uno dei grandi re della New Hollywood assieme a George Lucas e alla triade italoamericana registica più importante di sempre, ovvero De Palma-Scorsese-Coppola. Be’, ragazzi, a proposito di Coppola… sono sempre stato bello e un po’ “scemo” come Tom Cruise di Minority report o de La guerra dei mondi, miei mongoli? No, non sono Tom Cruise, non credo in Scientology ma non credo neppure a dio. Anche perché dio sono io e spesso debbo ammettere di essere solamente un povero cristo. Ah ah. Eppure, questo remake del celeberrimo film storico di Robert Wise e Jerome Robbins, stando almeno alle impressioni suscitatemi dal teaser, mi ricorda tanto I ragazzi della 56ª strada.

Insomma, per farla breve, mi pare oramai ovvio e inconfutabile che Steven Falotico sia un “bambinone” e un genio come Spielberg. Se volete dire che non è così, sapete qual è la verità? Siete per l’appunto gelosi.

Se volete essere “uomini” da turismo sessuale, dite pure che nella vita non abbiamo bisogno di “idioti” come Steven. Invece ce la vogliamo dire? Steven, bando alle ciance, è forse uno dei più grandi geni della storia! Della sua e nostra West Side Story!

Io sento una forza immane in quest’uomo pazzo, no, pazzesco. Una furia, un vulcano, una bellezza impressionante, una vita di colori, di balli e canti, di sanissima fantasia e fantascienza, qualcosa al di là della mera e squallida realtà. Steven, l’incarnazione dell’adolescenza eternamente sognatrice e al contempo molto matura, ovvero ciò che dovrebbe ritrarre e rappresentare un vero uomo.

Be’, devo esservi sincero. Per molto tempo fui scambiato per Forrest Gump. Infatti non è un caso che Robert Zemeckis sia grande amico di Steven e che Forrest Gump sia Tom Hanks, grandissimo fratello artistico di Steven. Fra l’altro, non so voi ma io adoro Ritorno al futuro e vado matto per Contact. E sapete perché? Perché io non posso accontentarmi di avere a disposizione una sola vita e sprecarla in porcate. Inoltre, in Contact vi è Matthew McConaughey. Anche in Interstellar di Christopher Nolan. Sì, dovete sapere che mille psichiatri mi diedero per morto come McConaughey di Dallas Buyers Club. A un certo punto, Stephen Hawking/Eddie Redmayne de La teoria del lutto, no, del tutto, divenne Eddie Redmayne de Il processo ai Chicago 7. Dunque, quaranta psichiatri con tre lauree a testa, piansero non poco, ah, piovve a dirotto. Perché di fronte ebbero Steven. Al che, improvvisamente tutte le loro teorie andarono a farsi fottere alla velocità della luce dei nani che furono? No, in un nanosecondo.

Poiché, come disse Ellen Burstyn in Interstellarma non mi volevano credere, pensavano che avessi fatto tutto da sola ma io sapevo chi era. Nessuno voleva credermi ma sapevo che saresti tornato.

– Come?

– Perché il mio papà me l’aveva promesso.

 

C’è bisogno di conoscere Einstein? No, non abbiamo bisogno della Scienza inutile. Abbiamo bisogno di grandi menti e grandi sogni. Dopo un periodo così buio come quello del COVID-19, abbiamo quanto mai bisogno di Cronenberg e di Spielberg. Forse anche di un fantasma…

Per esempio, F. Frusciante, “critico” youtuber sostiene che, se amate E.T. oltre i trent’anni, siete dei dementi. Mi permetto di obiettare e puntualizzare un pochino. Diciamo che, se si hanno quasi cinquanta primavere come lui e non si ama E.T., non è affatto vero che si è cresciuti… La verità è che si è divenuti cinici poiché fa più “figo” sparare cazzate per pagarsi le bollette. O no? La cosiddetta maturità che giudica tutto ma, invero, non produce poesia e fantasia, non dando nulla all’immaginazione e limitandosi a lapidarie mini-recensioni qualunquistiche del tipo… non esiste più la mezza stagione, mi rende molto triste. Che schifo, una vita intera a magnificare i capolavori dati per assodati e a essere un guru per ragazzini sovreccitati che non sanno neanche, oggigiorno, chi sia stato ed è ancora Steven. Diciamo anche che John Carpenter, amatissimo dal Fruscio, per Grosso guaio a Chinatown s’ispirò molto a Steven. Citando dunque Jack Burton: basta, adesso!

Quindi, se vogliamo affermare che Essi vivono è un capolavoro, è verissimo. Se altresì vogliamo donare un paio di occhiali da Roddy Piper al Fruscio affinché possa vedere il suo zombi “alien(at)o” da George Romero, no, da uomo antiquato, da reliquiario, da sua abusata espressione “troiaio” per far ridere i cretini, per quest’estate io stesso gli regalerò superbe lenti Ray-Ban. La dovrebbe anche finire coi Blu-ray. Ah, di mio sono Michael J. Fox di Back to the Future. Io amo i blue jeans, anche i Bee Gees.stevenspielberg

di Stefano Faloticospielberg west side story

Ecco perché Clint Eastwood è mille volte superiore a Quentin Tarantino. Ecco perché C’era una truffa a Hollywood forse è un film bruttissimo ma certamente più coraggioso di Once Upon a Time… in Hollywood


05 Feb

clint eastwoodOk, cari gringo, chiariamoci assai bene. Tarantino realizzò tre capolavori, cioè i suoi primi tre film. Le altre sue pellicole sono belle ma, al finale di Kill Bill vol. 1, preferirò sempre quello di Per qualche dollaro in più. Che è di Sergio Leone e non di Eastwood.

Comunque, il finale de Gli spietati è superiore a quello di C’era una volta il West.

Secondo voi, Django Unchained è un grande film? Forse, non lo so. Di certo, Franco Nero è più figo di Jamie Foxx, un nerone. E non sono, capite, miei capitalisti che vorreste decapitarmi, un uomo razzista o schiavista. Pensate, sono amante di Amistad, sognai per anni delle amanti come Naomi Campbell e riuscii ad amare De Niro alla follia, protagonista di C’era una volta in America ed ex della Venere Nera, sì, la venerò ma nessuna malattia venerea pigliò, amando al contempo altre negre come Charmaine Sinclair e Grace Hightower. Io amo anche Black Dahlia di Brian De Palma, regista de Gli intoccabili, un immenso western… metropolitano.

Quindi, sono intoccabile. Capito, donne? Toccatemi e non vi denuncerò. Vi amerò.

A dire il vero, quando fui adolescente, volli amare anche la Venere Bianca, all’ana… e, sì, all’anagrafe Manuela Falorni. Pare, fra l’altro, che De Niro amò Moana Pozzi mentre David Bowie, presente anche ne Il mio West, fu sposato con Iman. Sì, il Duca Bianco fu amatore di Iman, donna che amò il suo superuomo da He-Man, forse bravo a solleticarle l’imene.

A proposito, chi sarebbe China Girl? Una delle amanti bisex di David, cioè Mick Jagger?

Ora, secondo il signor Pellegrini di The Fan, Mick Jagger è gay. Eufemismo di frocio, chiaro, finocchi? Io non sono Pinocchio né omofobo e quindi riesco ad amare sia i Beatles che i Rolling Stones. Ai Led Zeppelin, ho sempre preferito la zeppa sullo zoccolo di Jennifer Lopez, sì, ho detto zoccolo…  Alla zuppa inglese, invece, preferisco la maionese. E alla maionese lo zabaione.

Al mascarpone, preferisco i mie scarponi. Non indosso gli stivaloni da cowboy ma adoro il cowgirl. Allo stivalone italiano, preferisco i tacchi a spillo.

Ecco, a mio avviso, chi considera The Hateful Eight un capolavoro è meglio che riguardi The Killing di Stanley Kubrick. E, per l’appunto, Le iene – Cani da rapina di Tarantino. Chi ama Ennio Morricone, si riascolti le sue colonne sonore per Leone e lasci stare la sua soundtrack per il film succitato di Quentin.

È la stessa cosa de La cosa con tre semi-riff in più da Keith Richards attuale. Cioè un rincoglionito come Johnny Depp de La maledizione della prima luna. Ma quali Pirati dei Caraibi, meglio The Curse of Monkey Island.

Sì, Morricone fu un genio come Mozart, lo affermò e sottoscrisse Tarantino. Ma, negli ultimi suoi anni di vita, realizzò soltanto cover più brutte delle sue colonne sonore per Giuseppe Tornatore.

Tim Roth lavorò sia con Tornatore che con Tarantino. De Niro lavorò sia con Leone che con Tarantino.

Sì, è tutto un balletto la vita, insomma una tarantella.

Vi ricordate The Blues Brothers?

– La signora Tarantella?

– No, Tarantino.

 

Kurt Russell lavorò con De Niro in Fuoco assassino, con Tarantino molte volte e con John Carpenter girò tanta roba. Roba che Tarantino riciclò in modo grossolano, cazzeggiando a tutto spiano. Secondo me, Mystic River non è un capolavoro. In quanto troppo retorico e cucinato per gli Oscar. Gran Torino e The Mule, invece, sono davvero dei capolavori. Su Facebook, qualcuno scrisse che Il cacciatore è il capolavoro di Michael Cimino. A parte Il siciliano e forse Ore disperate, tutti i film di Cimino sono dei masterpieces.

Il primo film di Cimino ebbe come attore Clint Eastwood. Il quale si fidò ciecamente di Michael. Michael, chi? De Niro di The Deer Hunter?

Insomma, Eastwood, signore come Sondra Locke e Frances Fisher, cari signori come Walt Kowalski.

Io amo anche Walt Disney, peraltro. Non solo Tom Hanks di Saving Private Ryan e di Saving Mr. Banks.

Sì, è pieno di farabutti in giro. Hanno assalito la banca di Santa Cruz o le banks, per l’appunto? Non datevi al branco ma al banco…

Tu ami Sully?

Bravo, io amo gli spaghetti alle vongole e anche quelli con Giuliano Gemma.

Comunque, ad Anche gli angeli mangiano fagioli, preferisco Un dollaro bucato e la figlia del compianto Giuliano, Vera, è vero che è rifatta ma me la farei.

Con tanto di “remake”.

Se non vi sta bene, porci, sfregiatemi come la puttana di Unforgiven.

D’altronde, sono come Richard Harris, Un uomo chiamato cavallo. Adoro anche l’attrice Valeria Cavalli. Specialmente, quando le gambe accavalla e le vorrei montare in sella. In sala? Dopo averle offerto da bere del whisky, nel saloon o forse solo nel salotto, lei berrà la mia birra…

Sì, molti uomini si montano la testa. Secondo me dovrebbero montarsi la propria donna.

In città, troppi sceriffi dettano legge.

Sono dei panzoni come Gene Hackman.

Eastwood è un genio, Tarantino mi fa un baffo.

Le sue sceneggiature non valgono un cazzo. Infatti, Uma Thurman lo mandò a farsi fottere.

 

 

di Stefano Falotico

 

Nella vita, ho sempre sognato di essere Tom Hanks di Forrest Gump e di Big ma divenni Renato Pozzetto di Da grande


03 Feb

da grande pozzetto

Sì, devo guardarmi allo specchio e riconoscere che, dirimpetto al mio (io) fesso, no, riflesso, non vedo la strega di Biancaneve. Vedo, in verità, Sarah Stephens di The Witch.

Sì, molta gente sostiene che io distorca la realtà. Secondo me, la vedo benissimo. Sarah, a me apparse e tuttora appare come una donna per cui mi sarei dato alla caccia alle streghe purché lei mi avesse dato la sua mela rossa.

Ora, molte professoresse d’Italiano e Storia conoscono a memoria i nomi dei sette re di Roma. Molte di esse, non tutte per fortuna, sono sposate con uomini che ne valgono mezzo. Infatti, ribadisco che nella mia vita non volli mai salire a Montecitorio e amo, ogni giorno, identificarmi con un nano partorito dalla penna dei brothers Grimm.

Invece, penna a Bologna significa donna bona quasi quanto Monica Bellucci de I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Ora, alla Bellucci preferisco la Stephens e, al Cinema “arty” di Robert Eggers prediligo Ingmar Bergman e Carl Theodor Dreyer. Invece, ad Anya Taylor-Joy, regina degli scacchi, preferisco ancora Anna Falchi.

Pensai che, col passare del tempo, Anna Falchi imbruttisse, anzi, sarebbe parecchio imbruttita rispetto a Dellamorte Dellamore. Non è successo. Credetti anche che Rupert Everett, dopo la scena r rated non molto soave con Anna nel succitato film di Michele Soavi, avrebbe cambiato gusti sessuali. Non è avvenuto, non avvenne, manco venne? Comunque, Rupert, ai gay pare ancora un uomo avvenente. Ecco, uno può essere anche omosessuale ma se un uomo dice che Anna Falchi è brutta, sì, rispetto la sua sessualità ma, in fatto d’estetica, non vale un c… zo. È un uomo deficiente, oltremodo impotente.

Ovviamente, me ne riferisco in termini puramente riguardanti il suo giudizio sulle donne. Insomma, a me Ruperet Everett non piace come uomo. A dirla tutta, non mi piacciono tutti gli uomini. Sì, ma non sto parlandone solamente in ambito sessuale. Sino a qualche anno fa, mi convinsi di essere misogino e misantropo. Ripeto, mi specchio e, dinanzi a me, vedo una bella donna. Ah ah. Sì, faccio le battute. A differenza di molti uomini, almeno non mi faccio le battone. Volete mettermi al rogo? Non mi considerate normale? Specchiandomi, noto qualche ruga. Fortunatamente però non vedo un uomo come Willem Dafoe di The Lighthouse. Se avessi più capelli e dieci centimetri in più di statura, sarei uguale a Robert Pattinson. Diciamo che sarei identico a lui se avessi anche molti più soldi in banca? Eh già.

Sì, non è vero comunque che gli uomini calvi o stempiati non piacciono.  E quelli che non sanno usare il congiuntivo piacciano? Ma mi faccino il piacere. Forse, non piaceranno a Rupert Everett. So e sappiamo benissimo che Bruce Willis, per esempio, stette con Demi Moore. Non solo con lei, praticamente con mezzo mondo. Non sono un amante di Bruce Willis.

Per tutta la vita, sognai di essere Robert De Niro e debbo dirvi che fallii, sì, ho miseramente fallito. Sono diventato Al Pacino.

Sì, per tutta la vita tentai invano di essere soltanto un signor nessuno, cioè per l’appunto un fallito. Non ce l’ho fatta.  Semplicemente perché il 90% della gente pensa che Robert Eggers sia un genio. Non diciamo stronzate. Dopo solo due film, non si possono sparare queste assurdità. È evidente che Eggers studi a tavolino i film, da lui realizzati, per piacere a chi pensa che basti una fotografia sgranata in B/N per firmare un capolavoro. A essere proprio sinceri, The Witch mi lasciò perplesso, Sarah Stephens, no.

Molta gente pensò che abbisognassi di laurearmi per arrivare… Mah, di mio, guardo la Stephens e arrivo subito. Guardo la mia lei e lei, guardandomi, arriva subito. Al che, gli invidiosi mi urlano: ma che/i pensi di essere? Il più bello? Noi ci siamo fatti il culo per arrivare.

Secondo me, sono ritardati. Insomma, questi qua arrivano solo quando se lo fanno? Sono persone prive di fantasia e immaginazione.

Che c’entra tutto questo col titolo del post?

Ecco, non vi siete arrivati… sono un uomo capace di amare Tom Hanks e allo stesso tempo Renato Pozzetto. Nessun uomo riesce, peraltro, ad amare Sarah Stephens e la mia lei contemporaneamente. La mia lei guarda me riflesso allo specchio e vede sé stessa. Ecco, penso che questa sia una bella metafora dell’amore.

Prima che io e lei c’incontrassimo, non ci piacevamo…

Vi ricordate la celeberrima scena della lettera de… La malafemmina con Totò e Peppino? Perdonatemi se sbaglierò modestamente a eccitarla, no, a citarla. Scusate se sono porche ma diecimila, anche centomila lire non bastano.

Sì, le vostre donne hanno bisogno di miliardi e hanno troppi c… zi per la testa.

 

di Stefano Falotico

sarah stephens the witch

LOCKDOWN ALL’ITALIANA: inutile polemizzare sul Greggio più grezzo e sulla Leotta che fa rima con m… ta, evviva Ghosts di Springsteen e il grande Spielberg di THE TERMINAL


29 Sep

diletta leotta lockdown italianaMi raccomando, il virus rimane sulle superfici e tu sei un superficiale.

Ah, non è la Leotta ma Martina Stella? Ovviamente. Ma sono separate alla nascita, Greggio infatti allude alla somiglianza.

E io considero la Stella non una star, bensì una Leotta.

Su quest’aforisma “identico” a quelli dispensatici da Oscar Wilde, iniziamo…

Ecco, era ovvio che la boiata oltre ogni confine dell’immaginazione firmata dall’ex produttore di suo fratello, Carlo Vanzina, cioè Enrico, potesse suscitare schifo generale presso il target meno amante delle scemenze trivialmente popolaresche. Sì, un film che schifa, genera vomito a pelle, ribrezzo e tremolii agghiaccianti che percoteranno, per notti insonni intere, l’anima dello spettatore più sensibile, perlomeno mediamente intelligente. È assai preoccupante che, dopo l’indubbia tragedia del Covid-19, tralasciando gli eccessi sensazionalistici e i falsi, esagerati allarmismi che la suddetta “influenza” pandemica indusse perfino nei giornalisti più seri che si prostituirono, per un po’ di boom d’ascolti in più, a cedere alle fake news più distorsive del concetto d’integrità informativa più allineato al bon ton e all’integerrima professionalità da non svendere per l’audience del mentecatto Bruno Vespa, il quale per anni lucrò e ancora continua a lucrare su psicodrammi da Shutter Island,  una robaccia come Lockdown all’italiana venga ancora prodotta/a? Ah, Vespa fece dello sciacallaggio immondo su Anna Maria Franzoni e Schettino mentre Achille Lauro continua a vendere di brutto e spacca più dell’incipit di Speed 2, ah ah. Intanto, la cantante Annalisa è più spettacolare dello Tsumami di Hereafter, ah ah.

Ora, filmacci come quello di Enrico rappresentano lo specchio d’una italica società immutabilmente ancorata agli strascichi della malattia contagiosa e socialmente pericolosa chiamata Mediaset? Roba per cui Roddy Piper di Essi vivono avrebbe fatto la felicità degli oculisti? Così come recita la squallidissima battuta prevedibilissima dell’uomo italiota dinanzi a una velina? Ecco, toglietele, no, toglietevi il velo.

Siamo ancora rincoglioniti dall’era berlusconiana oppure anche il bellissimo e adamantino L’era glaciale fu in verità un film strutturato in maniera politically (s)correct e propedeuticamente anti-pedagogica al fine di modellare i bambini più puri e innocenti ai precetti dolciastri fintamente ecumenici per allettarli e allattarli, a mo’ di milf mammifera, alla raccapricciante barbarie ancora imperante in questa società ove vince e trionferà sempre l’edonista uomo, nemesi di Pasolini, che in curva Sud, all’apparire di Diletta Leotta a bordocampo, urlerà a squarciagola: faccela vede’, faccela tocca’!?

Sì, di debosciati palestrati di questa razza di Neanderthal, da età paleolitica, da studio andrologo dei gorilla poco sapiens, ne vidi tanti. Un mio ex compagno di Calcio, per esempio, ragazzo timidissimo alla Ethan Hawke de L’attimo fuggente, appena avvistava o anche solo di sfuggita intravedeva Paola Ferrari, s’infuocava più di Gianluca Vialli con Alba Parietti. Ah ah.

Per attimi di scompenso “virile” che avrebbero fatto la fortuna di psichiatri a buon mercato. I quali diagnosticano malattie mentali, inanellando pazienti da spedire in TSO, alla stessa velocità con cui Diletta Leotta cambia i suoi amanti. Molti degli ex di Diletta non reggono all’abbandono e, in preda a sogni mostruosamente proibiti di affettività cagnesca, diventano dei fan mai visti di Lupo solitario di Sean Penn mentre Sean oggi è sposato con una più giovane di lui di trent’anni e, fra un paio di mesi, farà all’amore con una ex, per l’appunto, del Cavaliere Mascarato. Alternandosi fra una donna “emancipata” come Valeria Golino di Respiro e una quasi minorenne come Adèle Exarchopoulos. Sì, caro Sean, non vi crede nessuno che, sul set de L’ultimo sguardo, avesti occhi solo per Charlize Theron. A parte gli scherzi, quello fra Sean e Charlize fu un amour fou come nel film Le fidèle. Ah ah.

Ora, se volete vedere un grande film triste, tenero, brutale e cattivo come The Elephant Man, a proposito di Abdellatif Kechiche, non guardate il furbo e ricattatorio La vita di Adele, bensì recuperate Venere nera (Vénus noire) del 2010. Da me visto a Venezia. Di mio, non voglio sbancare al botteghino. E non voglio sbagliare, no, sbaragliare, sbandare, forse solo sbavare come Leonardo Sbaraglia nel film Sangue nella bocca. Clint Eastwood, in Per un pugno di dollari, urlò: – Al cuore Ramón!

Eva De Dominici, invece, dopo aver fatto la difficile, gridò al Leonardo del film succitato: – Amore, siimi più Tigre!

In questo film, il personaggio di Eva si chiama Débora. Nel film tom hanks terminal, invece, avemmo Ricky Memphis che ci spiegò che Monica Bellucci fu/è eccitante (sì, la scoperta dell’acqua calda, uno squirt?) e quella di Monica… fu una Deborah con l’h. Capito? Nel frattempo, davvero Ibra ebbe un flirt segreto con la Leotta? Soprattutto, a scrivergli l’autobiografia fu Ewan McGregor de L’uomo nell’ombra di Polanski? Ezio Greggio invece come mai non divenne un genio come il suo “amico” adoratissimo, ovvero Mel Brooks? Perché forse volle essere uno yuppie e non ebbe le palle per essere Stefano Falotico? Uomo dalla voce à la Adriano Celentano? L’idolo di Joan Lui e Yuppi Du? Chissà, la verità la sai tu? Di mio, sono un tipo, da J’Accuse più bravo a recitare la parte dello scemo rispetto a John Belushi, capace di sputtanare ogni partenopeo che pensi, su WhatsApp, di coglionarmi, mandandomi i meme, a mo’ di presa per il culo, degli opuscoli dell’Opus Dei e della madonna di Lourdes. Come se volesse dirmi che io sia un boomer e pensionato anzitempo che cerca/chi il miracolo nella fede.

Ma lo sa con chi sta parlando? Per di più, abbiamo anche l’aspirante regista scamorza degli horror più pecorecci che, dopo che gli stroncai un film senza pietà cristiana, mi telefonò, apostrofandomi così: – Porco, io ti fotto! Ora, ti metterò in croce! Per dio! Tu mi fai una pippa.

La mia risposta: – Quella che non ti fa la nuova Leotta che, pur di avere una parte di tre minuti nel tuo film del ca… o, ha accettato di farsi te per tre ore?

– Io ti denuncio! Ti distruggo! – rispose lui in preda alla rabbia più atroce.

– Ah sì? Cosa denunci? Sto dicendo la verità.

– Come fai a saperla?

– Me l’ha detta lei.

 

Per cui, figlioli, ascoltate Ghosts di Springsteen e sappiate che, a Natale, rivogliamo un film come The Terminal. Ecco, la differenza fra un “cinepattone” italiano e Steven Spielberg è semplicemente questa: un cinepanettone è più indigesto di un candito scaduto mentre Steven è un genio e Tom Hanks non sa essere solo Forrest Gump. Insomma, parliamo di uno dei più grandi attori del mondo.

Finale:

– Dove vuole andare?

– Voglio andare a casa.

 

The Terminal, un film magnifico. Sa farci ridere, sa emozionarci, sa essere tutto come una stupenda track jazz. Se non vi piace, sposate Diletta e, dopo tre giorni, nel vostro letto vi saranno quattro Greggio.

Ricordate: alle prossime elezioni, votate un uomo “senza dignità”, il Falotico. Autore di cinquemila libri che non si è mai venduto a nessuno. Perché ha una faccia da sberle/a.

Per finire, mi telefona un altro matto: – Stefano, che fai? Vieni a Napoli. Guarda Napoli e poi muori.

– Mi basta guardare te, anzi sentirti. Scusa, non volevo buttarti giù ma devo proprio buttare giù. Si è fatto tardi e vedo che non sei cambiato. Sei più tardo di prima. Salutami a sorrata. Ah ah.

 

di Stefano Falotico

 

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Il grande ritorno di Tom Hanks con Greyhound, il mio ritorno alla vita normale piena di femministe come in Grindhouse e di fascisti scimmie come in Greystoke


06 Mar

Tom+Hanks+92nd+Annual+Academy+Awards+Executive+Wa6tD8iaCKxl

Sì, Tom Hanks. Quest’uomo dal viso pacioso, uomo di buon cuore o forse uno che, dietro le fattezze leggermente infantili di Big, è certamente un gigante.

In Big, interpretò un uomo già fatto, non so però se strafatto, che regredì all’infanzia. Cioè, la storia della mia vita, fidatevi, una pazzesca sfiga.

Un uomo che, comunque, dopo essersi in maniera quadridimensionale ributtato nella mischia, ancora a Natale prepara il presepe col muschio, sperando che sotto l’albero arrivi regalatogli, forse da Bob De Niro di Paradiso perduto, un altro film della pornoattrice Brooks Mischa. Per essere Billy Bob Thrnton di Bad Santa.

Estasiandosi dirimpetto alle sue forme rotonde da teen pure milf, liberandosi in un tragicomico Eh, la madonna alla Renato Pozzetto.

Eh sì, Da grande voi che vorreste fare, ragazzi liceali?

Sì, siete stati sinceri. Vorreste farvi Mischa. Vi stimo molto. Non siete come quegli ipocriti che sbandierano ai quattro venti di avere un lavoro dignitoso, coprendosi dietro la maschera sociale e poi di notte vanno a puttane.

Sono un uomo che adora le donne e non sono affatto misogino come Kurt Russell di A prova di morte. Le donne mi saltano addosso, comunque, per distruggere tutta la mia carrozzeria. E io, pure a malavoglia, debbo recitare la parte del duro Jena Plissken, urlando poi come Jack Burton di Grosso guaio a Chinatown:

Basta adesso!

 

Per certi versi, la mia vita è attualmente identica a quella di David Lo Pan. Incontrai una ragazza dagli occhi verdi che adorò la cultura cinese e ringiovanii di brutto. A volte esagero e vengo scambiato per un mariuolo come Lupin. Sì, l’idolo del manga giapponese ispirato ad Arsenio dallo stesso cognome.

I maschi, gelosi che io concupisca le loro signore, allupandole non poco, mi urlano che faccio pen’.

Faccio benissimo, invece.

E m’inseguono dunque per le strade, di notte, per bruciarmi vivo come Freddy Krueger di Nightmare. Mi gettano addosso infamie, ah, questi infami. Vogliono darmi alle fiamme con l’arsenico!

Poiché, grazie al mio fascino eternamente giovanile come quello di Johnny Depp nell’appena menzionato film di Wes Craven, turbo i sonni non solo delle adolescenti in piena turbolenza ormonale, bensì sono anche l’incubo peggiore, sessualmente parlando, pure degli uomini sposati con donne che non hanno oramai più le mestruazioni.

Di mio, a parte le esagerazioni in puro stile falotico, sono contento che Kurt Russell, a prescindere dai suoi personaggi nella finzione spesso molto tosti e bastardi, sia un uomo serio. Sposato da decadi con Goldie Hawn.

Li rivedremo assieme in The Christmas Chronicles 2. So che a molti di voi intristisce vedere il loro beniamino di The Thing adesso invecchiato poiché voi non sapete rispettare l’anzianità.

Un uomo che, dall’alto dei suoi quasi settant’anni, eh sì, ha ora altro a cui pensare piuttosto che penare… sempre per quella cosa…

Deve pulire casa.

Invece, dovreste scappellarvi dinanzi a Kurt. Uno che conobbe benissimo il motto Finché dura siamo a galla e ora, vista l’andropausa, al massimo può tirarsela… da ex durissimo che fa il gallo.

Di mio, posso dire che la scorsa settimana mi scrisse, in chat privata su FB, una mia ex fiamma. Si chiama Backdraft? No, ha un nome proprio piuttosto diffuso. Ancora da me volle le fusa. E io ne rimasi confuso.

Mi guardai allo specchio e mi riconobbi identico a William Baldwin. Sempre di Fuoco assassino, miei lupetti.

La mia vita è un casino. Come detto, oltre al lavoro di pompiere, cioè spegnere gli incendi pericolosi delle zone boschive muliebri e delle mule, tiro a campare come meglio posso.

Devo tirare acqua al mio mulino, amici.

Perennemente annego, fottuto nella precarietà economica. Pochi soldi spendendo ma spedendo domande di assunzione anche alla suora di nome Assunta.

No, non voglio farmi monaco ma, come si suol dire, devo prendere quel che passa il convento.

Ma ci stiamo perdendo in stronzate peggiori di The Hateful Eight. Sì, Tarantino resuscitò pure Kurt ma i suoi ultimi tre film, sebbene scritti magnificamente, sono un Abuso di potere rispetto ai suoi Tempi migliori.

Sì, Tarantino crede di poter oramai fare quel cazzo che voglia e perse di vista, secondo me, il Cinema coi “controcazzi” di una volta, a proposito de Le iene.

Invece Tom Hanks continua a mantenere un profilo attoriale davvero impeccabile. Da distinto gentleman che non fu solamente un Falò delle vanità facilmente spegnibile.

Un fuocherello fatuo nient’affatto, diciamo, sebbene interpretò Joe contro il vulcano e, d’Insonnia d’amore, rischiò di bruciarsi per una biondina come Meg Ryan. Andò bene e, avvolti dolcemente in un magico sentimento quasi mai pateticamente sentimentalistico, di notte si scaldarono vicendevolmente anche se lei, a quei tempi, forse pensò ancora a Dennis Quaid. Che le inviò privatamente dei messaggi per cercare di riconciliarsi… C’è posta per te.

Ora, a parte i giochini e le analogie autobiografiche, so che a molti di voi non fa impazzire Tom Hanks.

Poiché sbrigativamente lo identificate solamente come il Forrest Gump di turno. E non vi risultò molto credibile nella parte del villain di Era mio padre. Ma provate, ripeto, voi a conservare una fiera dignità senza incazzarvi se interpreterete Sully e non riceverete nemmeno una misera candidatura a nessun premio importante. A me, sinceramente, girerebbero un po’ i coglioni.

Ma Ton Hanks non è uno che viva di titoli e referenze, di lauree e di riconoscimenti meritocratici. Non è mica una bella statuina qualsiasi. Insomma, parliamo dell’unico uomo nella storia del Cinema, assieme a Spencer Tracy, ad aver vinto due Oscar, cioè due stupende, dorate statuette, per due anni consecutivi.

Non è certo un viziato capriccioso che va imboccato e istradato al sistema come Leo DiCaprio di Prova a prendermi. Semmai, prostituendosi a un lavoretto demagogico asservito solamente a squallide istituzionali bolse e retrograde. Mi pare sacrosanto che continui a volare alto con la fantasia come Walt Disney di Saving Mr. Banks e che volteggi, finché potrà, come un Concorde.

Concorde, poveri cazzoni. Da non confondere con la città natia di Tom Hanks, ovvero Concord della California.

Ah, assisto a ragazzi dispersi nelle loro isole fintamente felici come Hanks di Cast Away.

Gente che, non possedendo il talento di Tom, insiste ostinatamente a crearsi alibi pur di non tornare coi piedi per terra. Gente oramai abbattuta e imbruttita, soprattutto nell’animo, dall’animosa guerra quotidiana spesso acrimoniosa e lacrimosa che non può essere riportata indietro nemmeno da Hanks di Salvate il soldato Ryan.

Eh sì, Houston, abbiamo un problema. Questi qui si sono allunati nel mondo fra le nuvole come in Apollo 13. Oppure, non solo persero il treno ma pure l’aereo come in The Terminal.

Sono solo dei gran pagliacci come Hanks di Ladykillers.

Ah, signora, vedo tanti ragazzi ridotti male. Pensi che vivono giornalmente un Inferno ma pensano di essere dei geni come Leonardo del Codice Da Vinci.

Disperatamente, vogliono darla a bere a me. Dicendo che dovrebbero dare a Cesare, cioè a loro stessi, quel che è di Cesare. Non li voglio come amici. Ma quale veni, vidi, vici!

In passato io tante volte vinsi poi, per molto tempo, fui un vinto. Basterebbe guardare le foto di quando ebbi diciott’anni per evincerlo.

Ora posso dire questo:

chiedo venia se attaccai molte gente ma non ebbi tutti i torti. Onestamente, presi troppe torte. Non solo in faccia. Fui emotivamente dissanguato.

Almeno, posso chiedere qualche vena? No, non sono venale, i miei furono peccati veniali. E non ho intenzione di donare il sangue all’AVIS. Perlomeno, lo donerei pure ma sono sangue blu, specie rara. Adesso abbiamo anche il coronavirus. Un tempo vi fu l’AIDS di Philadelphia.

Ecco, se andate da molte persone e chiederete loro quale sia il loro attore preferito, in pochissime vi risponderanno Tom Hanks.

Poiché Tom Hanks ha un volto troppo “normale” e insignificante, anonimo. Ai giovanissimi invece piacciono i duri come Tom Hardy, alle donne uomini sex symbol come Tom Cruise.

Invece, io credo che non puoi stare a Hollywood a grandi livelli se sei un coglione. Sì, molta gente guarda Tom Hanks e pensa… che faccia da pirla, che bambagione.

Per molti, insomma, Hanks è inesistente… quasi un demente con la sua faccia troppo da bravo ragazzo.

Chiariamoci subito su quest’aspetto. Per arrivare a Hollywood, non basta trascorrere otto ore in palestra al giorno ed essere dei fighi. Non sopravvivi in un ambiente di merde e figli di puttana come Hollywood solamente se buchi lo schermo e non solo quello…

– Scusa, Stefano. Pensi di essere come Tom Hanks?

– No. Ma nemmeno tu. Quindi, smettila subito di prendere per il culo la gente.

 

Morale: il mondo è un posto dove bisogna farsi il culo. Non soltanto quello di Rita Wilson, la moglie di Hanks. Che, secondo me, non è poi tanto male…

 

di Stefano Falotico

A BEAUTIFUL DAY IN THE NEIGHBORHOOD – Official Trailer: TOM HANKS è il diavolo


22 Jul

tom hanks fred rogers

friedkin amorthLa mia autoironia è diabolica.

Spero che non rimarrete turbati se le sparerò grosse. Io do gusto alla parola goliardia, forse solo alla gola.

Credo che si tratti, al di là delle esagerazioni, di un post tremendamente romantico.

Ah ah.

Ebbene, che cosa ho appena scritto nel titolo? Che Tom Hanks è il diavolo?

Sto delirando? Ma come?

In questo film, del quale è da poche ore uscito il trailer, interpreta la parte di uno degli uomini universalmente riconosciuti come fra i più buoni che abbiano mai calcato, coi loro piedi lievemente dorati a passo di danza da Roberto Bolle, questa terra macabra e macerata sin dalla notte dei tempi dall’ombra, appunto, demoniaca di colui che incarna, cupidamente avido e tentatore, tutto ciò che vi può essere d’antitetico rispetto al concetto di Bene, ovvero Belzebù, forse Robert De Niro di Angel Heart.

Vale a dire il demonio, detto altresì il Maligno.

Breve pausa pubblicitaria, ora, di natura comica:

un mio ex amico era ossessionato da Lucifero. Seguiva tutti i programmi, a tarda notte, sugli esorcismi praticati da padre Gabriele Amorth. E s’identificava con Max von Sydow de L’esorcista di Friedkin, soprattutto con Padre Damien Karras.

Ora, la verità, da lui ricusata di resilienze sue ammirabili, combattive e grintose, forse soltanto patetiche e menzognere, oh, dio l’abbia in gloria, è che soffre di schizofrenia con manie religiose.

Ne è però a tutt’oggi inconsapevole così come Alba Parietti pensa tuttora di essere sexy e invece non ha oramai più niente di Elizabeth Hurley del film Indiavolato.

Sì, la Parietti una volta disse che se un uomo, dinanzi a lei ignuda che avesse ballato la danza del ventre, non fosse rimasto piacevolmente eccitato a sangue, talmente posseduto, appunto, da un viscerale istinto imponderabilmente libidinoso elevato alla massima potenza mefistofelica e assai poco metafisica di goderla appieno, se un uomo, dirimpetto alla venustà delle sue lisce gambe maliarde da bramosa dea del piacere più smanioso, fosse restato incredibilmente impassibile, no, forse non era omosessuale o impotente, semplicemente era praticamente Brendan Fraser del succitato film di Harold Ramis.

No, in verità vi dico che non disse questo. Disse esattamente, testuali parole, che in virtù della sua travolgente carica erotica, non so se da virtuosa, poteva avere tutti gli uomini a sua volta desiderati grazie soltanto allo schiocco delle sue fenomenali gambe da Galagoal. Grazie al movimento delizioso delle sue caviglie sfiziose inguainate in collant provocanti che s’allineavano magicamente a tacchi a spillo decisamente seduttivi da femme fatale incantatrice, impossibile da resisterle. Mah, io le ho sempre resistito. Le sue gambe erano indubbiamente un belvedere ma non aveva un gran sedere.

Gambe che tanti anni fa resero qualsiasi uomo, anche Gianluca Vialli, Miki Manojlović de Il macellaio.

Tinto Brass, per esempio, sognò sempre di averla… come protagonista di una delle sue pellicole ma dovette, impotentemente, soccombere davanti al rifiuto di Alba di porgergli il fondoschiena, a livello cinematografico, nel mandarlo invece a fare in culo a livello, diciamo, prettamente volgare, papale papale e forse poco comunque da donna monaca.

Fallo sta, no, fatto sta che ora Alba fa sinceramente schifo al cazzo. Non bastano, cara Alba, diecimila ritocchi di chirurgia facciale per sopperire al tempo che inesorabile avanza e t’ha reso adesso Glenn Close de La carica dei 101.

Glenn, in questo film, assomiglia anche a Meryl Streep de Il diavolo veste Prada.

E dunque il mio teorema non fa una ruga, no, una grinza.

Torniamo però al mio ex amico.

Innanzitutto, perché ex?

Ecco, ora vi spiego. Litigammo, sebbene in modo pacifico.

Tentai in ogni modo di fargli capire con le buone, come si suol dire, di discolparsi? No, per una volta buona, di scopare!

Per liberarsi dai suoi interiori demoni che l’avevano relegato in una solitudine infernale. Era infatti, forse lo è ancora, preda dei suoi insanabili conflitti psicologici da maledetto Dalai Lama dei suoi coglioni.

S’elevava a santone, pontificando come nemmeno Papa Giovanni XXII, (ri)battezzato appunto Il Papa buono.

Ma non ne volle sapere di cambiare. Protervamente auto-crocifissosi nel cercare disperatamente un’inattingibile pace esistenziale, soprattutto dei suoi sconvolti sensi su di giri.

Dissennava da mattina a sera, sbraitando neanche se fosse stato scannato come un maiale al macello divorato dalle mannaie di carnali attentatori alla sua purezza da agnellino.

Appena infatti qualcuno lo pungolava, urlava. Travolto da un’ira lupesca. Dal suo appartamento provenivano ululati e latrati che s’udivano perfino nelle brughiere di Un lupo mannaro americano a Londra.

Questo mio ex amico è in cura psichiatrica.

Credo che, detta come va detta, dai tremendi gironi infernali della psichiatria non si salverà mai e vivrà tutta questa sua vita, in realtà poco materialistica, bensì spiritualmente tormentata, nella profondissima nerezza spettrale delle sue rabbie bestiali.

Non è una persona cattiva e dunque vagherà sempiternamente nel Purgatorio. Assumendo quotidianamente però dei purganti, forse soltanto dei tostissimi, pesanti tranquillanti.

Ecco, bisticciammo perché una volta mi confidò quanto segue:

– Stefano, sono stanco! È da un’eternità che sto pigliando inculate a raffica! Domani, farò una strage!

Così, farò capire a tutti chi sono, una volta per tutte. Forse mi metteranno in carcere, mi daranno l’ergastolo oppure morirò sulla sedia elettrica ma ne sarà valsa la pena.

La pena!

 

Con enorme tranquillità, nel putiferio delle sue grida indemoniate, gli porsi una risposta benefica per moderare i suoi stati mentali assai confusionari. Non tanto pericolosi quanto, più che altro, per sé stesso allarmanti:

– No, amico. Nessuno ti sbatterà in prigione, stai tranquillo.

– Davvero? Sei serio?

– Sì, certo. Sono serissimo. Nessuno ti mette in carcere se vai in giro e ammazzi tutti quelli che ti possano capitare a tiro.

– Grazie. Mi sento risollevato.

– Lasciami, per piacere, finire di parlare.

– Va bene. Dimmi pure.

– Finirai semplicemente in manicomio. E butteranno la chiave.

 

A questo punto, lui stette per ammazzarmi.

Ah ah.

Ora, a parte gli scherzi. Ci misi davvero l’anima, come si suol dire, per dargli una mano.

Perché, a proposito di Keanu Reeves, non quello però de L’avvocato del diavolo, un figlio di puttana peggiore di Satana in persona, mi riferisco al suo Neo di Matrix, ha ragione veramente il suo mentore Laurence Fishburne, uno che vide l’Apocalype Now, sublimò ogni trauma e frequentò il bar gestito da Tom Waits in Rusty il selvaggio.

Parlo per esperienza.

In questo mondo, non esiste nessun Eletto. Solo gente che passa le sue giornate a letto poiché sfiancata da una vita troppo frenetica e spossante?

No, perché non ce la fa e l’hanno subissata di neurolettici.

Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai.

Pillola rossa: resti nel Paese delle MeraviglieE vedrai quant’è profonda la Terra del Bianconiglio.

Dunque, morale della favola:

vedere la vita con iper-coscienza non è affatto bello. Il grado di sofferenza psicologica è ancora più elevato rispetto a quando la vedevi da persona cosiddetta normale, perciò malata.

Normale fa rima spesso con ebetudine, con grande sonno, con effetto narcotizzante.

Vivrete forse sereni e non più tormentati ma anche, appunto, da incoscienti ridanciani stupidi e superficiali.

Se invece voleste addentrarvi nell’enigmatico magma di voi stessi, se vorrete assaggiare la lava vulcanica di emozioni forse brucianti ma anche stupendamente potenti, dovrete essere disposti a pagarne il prezzo ardente. Stupefacente. Talvolta inculante eppur ficcante.

Può darsi che non ce la farete. E non accetterete il mondo nella sua cruda, crudele, perversa animalità strafottente.

Allora, probabilmente tornerete nuovamente schizofrenici o deficienti.

La schizofrenia deriva dal greco, significa sostanzialmente scissione.

Spaccatura fra l’individuo affetto, per reazione inconsciamente difensiva al dolore della vita col suo carico di delusioni e giornaliere complicatezze, e il mondo esterno poco nei suoi riguardi affettuoso.

Il mio amico infatti è schizofrenico perché soffre moltissimo. S’è creata, per molte sfortunate circostanze sue esistenziali, una barriera fra lui e la piacevolezza fluida del vivere.

Da cui il suo stesso rompicapo per risolvere l’enigma della sua personalità contorta e perennemente contro tutti in lotta.

Ecco, detto ciò, torniamo a Tom Hanks.

In A Beautiful Day in the Neighborhood, ennesimo ruolo per cui potrebbe essere candidato all’Oscar, interpreta il mitico Fred Rogers, da non confondere con Ginger Rogers.

Fred Rogers… scusate. Ho letto bene?

Quaranta e passa lauree honoris causa.

Cristo, è stato Dio sceso in terra!

 

Ora, io ho visto due volte Tom Hanks dal vivo al Festival di Venezia. La prima per Salvate il soldato Ryan, la seconda per Road to Perdition.

Tom Hanks, per via di questo suo faccione rassicurante da bonaccione, è stato quasi sempre designato dai registi per interpretare, appunto, parti da super buono.

Io vi dico solo una cosa. Tom Hanks non è certamente una persona cattiva, ovviamente la mia è stata un’iperbole, non è quindi il diavolo.

Ma per stare a Hollywood, per rimanerci da una vita a questi altissimi livelli, proprio un pezzo di pane non dev’essere, diciamo. Tom è un volpone, un ottimo marpione.

Hollywood è un posto di corrotti, di marci sino al midollo, di bastardi, di troie, di falsi sorrisi, di squallidi compromessi. Anche carnali, di viscidi stronzi, di leccaculo, di porcellini…

Esiste un solo Fred Rogers sulla faccia della terra. Ed è il sottoscritto.

Ma vorrei congedarmi, sorelle e fratelli, con questo mio aneddoto.

Qualche mese fa incontrai di nuovo uno dei miei ex allenatori di Calcio, Moreno.

– Stefano, come sei cambiato. Che fai adesso?

– Non lo so, vorrei saperlo pure io. Prendo a calci me stesso, forse.

– Ah, capisco. Uhm, un duro lavoro incessante o forse solo interessante. Comunque, non ti vedo male.

– Grazie. Suo figlio invece come sta?

– Be’, sai, Stefano. Gliene sono successe tante.

– Mi ricordo che stava con una bella tipa all’epoca.

– Non più. Entrambi ebbero un grave incidente stradale. Mio figlio s’è salvato per miracolo. N’è rimasto illeso.

– La sua ragazza, invece?

– Lei è finita sulla sedia a rotelle. Mio figlio l’amava ma sai com’è. È un uomo, prima o poi avrebbe avuto bisogno anche di altro…

– Significa che non l’amava.

– Come ti permetti di dire questo?

– Dico la verità. Di lei amava forse la sua compagnia, ci stava bene e probabilmente le piaceva molto a livello puramente fisico. Ma non amava la sua anima.

– Forse hai ragione.

 

Io non sono nessuno. Non sono niente.

Se mi faccio un po’ di pubblicità coi miei libri, non dovete pensare male.

Sto cercando la mia strada.

Come tutti.

E, come sapete, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

La vita è dura, lo è sempre stata, spesso è una grossa fregatura ma non mi lascio più incantare dai miraggi, dalla retorica di Hollywood, tantomeno da questo troiaio generale.

Se volete, uomini, essermi amici, io sono qui.

Sapete dove trovarmi. Se invece, voi donne, voleste essermi amiche, pretenderei però qualcosa in più. Ah ah.

Nel bene o nel male, siamo tutti figli di un mondo che non risparmia colpi bassi.

Non dobbiamo assolutamente credere ai falsi abbagli, non dobbiamo cedere alle lusinghe maligne ma la canzone di Zucchero, Diavolo in me, diciamocelo, rimane una delle sue più belle e sincere di sempre.

Ah ah!

Sugar Fornaciari ora è una merda.

Ma è stato per molti anni un grande.

Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra?

No, fa male la pietra. Meglio una mela. Scagliami una mela e faremo melina.

Ah ah.

Dunque, zuccheratevi.

Oro, incenso e birra è un capolavoro indiscutibile.

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di Stefano Falotico

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The Post di Steven Spielberg secondo Paolo Mereghetti (il coraggio di Meryl Streep editrice che anima una grande inchiesta)


16 Jan

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È la macchina da presa di Spielberg che giuda l’occhio (e il cuore) dello spettatore

Una storia che ne racconta due: quella di una stampa che vuole essere libera di fare il proprio mestiere senza preoccuparsi degli interessi del Potere e quella di una donna che cerca la propria voce in un mondo tutto di maschi. A raccontarle è Steven Spielberg con The Post, il film che ricostruisce i giorni del 1971, in cui Katharine Graham (Meryl Streep) si trovò a scegliere quale futuro voleva per l’industria di famiglia. Cioè la casa editrice che pubblicava il Washington Post e che si era trovata a dirigere dopo il suicidio del marito.

Il nodo del contendere è il diritto a pubblicare i cosiddetti Pentagon Papers, cioè le migliaia di pagine che l’ex Segretario della Difesa Robert McNamara (Bruce Greenwood) aveva fatto redigere — e secretare — per ricostruire la politica americano in Vietnam, che dai tempi di Truman e Eisenhower e poi di Kennedy e Johnson aveva nascosto la verità sull’intervento nel Sud Est asiatico. E che Nixon, alla vigilia della sua possibile rielezione nel 1972, continuava a usare per nascondere la tragedia in cui mandava a morire migliaia di giovani. Il film, però, non racconta come la stampa entrò in possesso di quei materiali. O meglio, per farlo se la sbriga in poche scene iniziali, quando mostra Daniel Ellsberg (Matthew Rhys), che dopo essersi reso conto delle falsità divulgate dalla politica decide di fotocopiare le 7mila pagine del rapporto: le fa avere, in parte, al New York Times innescando la gelosia professionale del direttore del Washington Post, Ben Bradlee (Tom Hanks), deciso a trovare l’integralità dei documenti per pubblicarli.

È a questo punto che la sceneggiatura (dell’esordiente Liz Hannah, poi rivista da Josh Singer, premio Oscar per Spotlight) si «biforca», affiancando al coriaceo direttore del giornale di Washington la sua inesperta proprietaria. Anzi, se l’inchiesta giornalistica è più appassionante anche scenograficamente (come si lavorava nel 1971: le macchine da scrivere, i telefoni a gettone, le linotype, i pedinamenti, i trucchi del mestiere), il vero nodo del film è il percorso dell’editrice che deve decidere che cosa fare e che cosa pubblicare. Non solo perché Nixon fa di tutto per fermare i giornalisti, ma perché fino ad allora i rapporti tra stampa e potere erano stati molto opachi, specie per una donna come Katharine Graham abituata a frequentare presidenti e senatori.

Spielberg si trova così a dirigere una serie di incontri riservati nella casa della Graham o negli uffici del Post, scene a due o a tre dove il rischio della staticità e della fissità è altissimo. Le evita con una macchina da presa mobilissima che mette spesso al centro proprio lei, prima titubante e afasica e poi sempre più determinata e decisa. Certo, la Streep è grandissima nel restituire i tentennamenti e i dubbi del suo personaggio e riesce persino a farci sentire i suoi pensieri e i suoi dubbi senza proferire parola. Ma è la macchina da presa di Spielberg che giuda l’occhio (e il cuore) dello spettatore, all’inizio schiacciando la Graham dall’alto e poi facendola risorgere vincitrice con riprese dal basso. Attribuendole quell’importanza che i suoi consiglieri maschi non sono disposti a riconoscerle, ma che invece faranno le altre donne (la moglie di Bradlee, le militanti pacifiste all’uscita dell’udienza in tribunale). In questo modo anche Tom Hanks si ritaglia un ruolo che non è solo quello del super-giornalista ma piuttosto di un testimone maieuta, che accompagna e favorisce la presa di conoscenza e la crescita politica della sua «controparte». Preparando il giornale a quello che sarà il successivo scoop del Washington Post, l’affare Watergate.

In questo 2018, dormite, dormire conviene di più…


09 Jan

Post Meryl Streep

 

Eh sì, le persone inebetite, che si bevono tutto, paradossalmente vivono tranquille, non sono di disturbo per nessuno e ridono, scherzano, abbracciano a cuor aperto la vita, in sconsiderata idiozia della loro bambolaggine. No, bimbaggine non esiste, anche se il vostro word darà errore a entrambi i termini. Il primo invece è corretto, controllate nei dizionari, ed è quel comportamento infantile che oggigiorno vien definito tipico dei “bimbi minchia”. Definizione quanto mai agghiacciante, volgarissima, e coniata forse da qualche siculo annoiato che abusa di termini come “arruso”, che in siciliano significa “bambolina”, cioè frocio. In questo mondo infantile, i cosiddetti adulti sono più immaturi dei bimbetti che sfottono. Che semmai si rivelano molto più in gamba e intelligenti di chi li accusa di essere degli scemi.

Sì, l’Italia è stata sempre il luogo, per antonomasia, dei più biechi luoghi comuni, delle facili etichette, delle storpiature delle anime, un posto in cui si “travi(s)a” la verità per “acconciarla” secondo il proprio solipsismo e gli umori passeggeri. Paese di volatilità, di estrema futilità, esterofilo nel peggio, cafone e che ama riempirsi la panza di cazzate per evadere dalle proprie responsabilità, fra morali ribaltate a piacimento ed edonistici sfoggi di falsa sapienza. Sì, molti non sono sapienti ma saccenti, ed essere saccenti significa vantarsi di qualità, spesso intellettuali, che non combaciano con la realtà.

Sì, un Paese ove tutti si coprono dietro i pezzi di carta che par debbano attestare una certa, presunta superiorità, e straparlano, aprono bocca spesso a sproposito sull’Arte, millantando doti “critiche” alquanto infondate, in quest’impazzimento di tuttologi dell’ultima ora, d’improvvisati conoscitori del Cinema, di esibizionisti di un sapere quasi sempre ampolloso, retorico, generalista e mai davvero senziente della voglia, della necessità di approfondire alcunché. In questa fiera, appunto paesana, del qualunquismo mascherato dietro ruoli “rispettabili”, dietro la “giustezza” di uno status sociale che sembra dia a chi lo possiede il diritto di legiferare sul prossimo con screanzata, dico io, autorevolezza. D’altronde, ha sempre funzionato così, e dunque par “legittimo” non doversene dolere, non arrabbiarsi e non far sentire la propria voce, altrimenti ti ammutoliscono, zittiscono “strategicamente” con l’arma più ipocrita e meschina, quella del ricatto. Del licenziamento della tua anima, tanto delle anime tutti se ne fregano.

Oggi, ho contattato una ragazza che faceva (sì, in quel momento faceva solo quello, se ne fa… in altri momenti e anche movimenti? Dopo lo scopriremo) bella mostra della sua bellezza su Facebook, scrivendole solo, dico solo, che è molto bella. Lei mi ha risposto che non vuole essere disturbata nella sua “privacy” e non ama le persone invadenti. Ecco, se io fossi stato Dustin Hoffman, vecchiotto ma ricco e famoso, questa “invadenza” le sarebbe “suonata” come qualcosa di speciale, da “approfondire”… Ma forse anche no, visto che tutti e tutte sono ammorbati da questa nuova moda degli scandali sessuali e, tumefatti da questo moralismo medioevale, il mio dirle che è molto bella sarebbe stato “tacciato” di essere un’avance indiscreta… da attore “abusante” giovani illibatezze, non so se virginali… che voglion esser abusate solo da chi di potere, sì, abusa eppur è bravo, di delicatezza,  a “bussare” con tempistica moderatezza. E poi Dustin Hoffman è brutto. Questa vuole, sì, i soldi, ma anche la bellezza. Macché! Secondo me non le va bene neanche il Pitt. Col passare dei secondi, credo che questa scopi solo nelle sue fantasie e nella masturbazione mentale di compiacersi di piacere. Ma per favore!

Lasciamola e lasciate perdere questa stronzata, gioco di “lingua” del mio esser paroliere e non di queste donne un sensuale “parrucchiere”. Ah, le donne. La loro massima preoccupazione settimanale è l’appuntamento fisso dalle “acconciatrici”, esigendo da codeste pettinature da Barbie. Ah, anche le sbarbine più barbose son permalose se i loro amanti, vedendo che son mal di “peli” combinate, non si comportano a letto da “fini” barbieri… Sì, vanno su tutte le furie se, dopo il lavaggio e il taglio, son rimaste le doppie punte, scaraventano il giornaletto “scandalistico” su cui hanno appena letto della rottura fra il Principe “gallo” del Galles e la baronessa sul pisello, e si lamentano, inscenando disperazioni da donne del Biafra. Poi, tornano a casa e sgridano il figlio perché l’hanno scoperto che faceva lo “shampoo” a una coniglietta di Playboy in un gioco di mani da “vero” massaggiatore dei suoi proibiti bulbi “capelluti”.

Sì, poi ci sono quelle donne manager che son contente se la figlia è contenta… fin qui, mi pare un atteggiamento affettuoso e normale. Non tanto normale diventa quando la figlia non è contenta di diventare donna in carriera e vorrebbe semplicemente servire ai tavoli, ma deve essere contenta che la madre voglia per lei una vita che in realtà la scontenta. Ah, le ambizioni imposte sono quanto di più criminoso possa esistere.

Poi, ci sono gli psicologi. Stamattina, per radio il solito Morelli, il propugnatore di benessere della mutua, sosteneva che la solitudine non è poi tanto un male e non è indispensabile essere persone socievoli e socialmente realizzate. Sì, intanto lui campa grazie ai disadattati che abboccano alle sue frasi consolatorie da parroco delle ca(u)se perse. E si fa intervistare in diretta nazionale! Sì, insomma, questa mania dei following deve finire, è ora che questo abominio venga ridimensionato, anche se nessuno vi caga, avete da portare fuori il cane a pisciare. State tranquilli che lui vi seguirà se gli date da mangiare. Lo sanno i mariti di quelle donne “casalinghe” mantenute a base di gioielli e di scopatine una tantum per “soddisfarle”… che poi il marito le tradisca con delle cagne sui viali, a loro non ne “viene”…

Ah, hai ottenuto soddisfazione? Molta gente va a vedere un film e non ne esce soddisfatta. Voleva solo ridere per distrarsi dal lavoro e invece aveva scelto una pellicola di Ken Loach.

Eh sì, nella vita essere svegli come me non conviene. Si vien presi per pazzi, per persone da “educare” perché giustamente polemiche, troppo indagatorie, introspettive, profonde e dunque “disturbate e disturbanti”. Con Abel Ferrara però lego parecchio! Ah ah! Eppur mi dicono che soffro di melanconie alla Addiction!

 

Ma sì, andiamo a vedere Carlo Verdone che urla in romanesco!

Ma sì, è “meglio” la Benedetta Follia innocua, da due soldi, rispetto a chi ama sempre non fidarsi delle false, accomodanti, bugiarde versioni dei fatti.

Ah, dimenticavo. Questo mio post è sconnesso e incasinato, e salta di palo in frasca, quindi sarà utile solo per due/tre persone sveglie.

D’altra parte, a chi mai interessa uno che scrive libri? Oggi, la gente, come in tutte le epoche, vuole l’agiatezza economica, delle trombatine, non farsi “trombare” e avere qualche amichetto che lecchi il culo. Ed è “felice”.

Il motto della società “moderna” di oggi è godere, godere, godere e non rompere il c… o con le tue “strane” idee di cambiamento.

 

Mi faranno santo, anche se diranno che non ho avuto una vita sana.

 

 

di Stefano Falotico

Nel giorno della morte di Jonathan Demme, rimembro gli altrui silence of the lambs


26 Apr

Io sono il creatore del libro Il fascino e la seduzione della solitudine, in vendita su lulu.com, libro incensato di lodi da chi ha avuto l’ardire di “addentarlo”, addivenendo a quello che per me è un piacere inequivocabile, lo stare soli, ed essere nella solitudine più solido. Non però di culo parato. Ma non mi considero un Buffalo Bill, sebbene la malignità di certa gente abbia voluto in passato affibbiarmi questa oscena patente. Però conservo, nella mia integrità psichica inalienabile, ripeto, il piacere innocuo, quanto mai innocente, di preferire la compagnia del mio lupo alle false compagnie ove ci si giudica per le fighe che si collezionano e per altri “gingilli” carnali di dubbio g(i)usto. Nella solitudine rinsaldo me stesso, steso certo, forse anche a primavera cervo, scrivendo opere come Il cadavere di Dracula, libro in vendita sulle maggiori catene librarie online e non solo… lib(e)ro attorniato da altri, lo dico con orgoglio, miei capolavori letterari.

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Nelle mie “compressioni”, anche talvolta compresse, nella generale incomprensione, sempre più mi comprimo, no, volevo dire comprendo. Parlando con me stesso in onore della follia più brillante di venustà e libera, con molti lib(e)ri a me (af)fini, da schemi logoranti del pen(s)ar comune. La socialità l’ho sempre reputata imputante di puttanesimo, un costringersi, dunque costiparsi, in laidi compromessi per vendere la propria anima e barattarla al mercimonio collettivo ove il “valore” dominante è la “forza” dell’uccello e delle virilità più ripugnanti e schifose.

E se non lo sapete ve lo dico io. Nel 2010, Jonathan Demme era molto vicino a dirigere Honeymoon with Harry ma se ne farà qualcosa con Nick Cassavetes, figlio di John, specialista in elaborazioni del lutto e non.

Questo per dire che nonostante alcuni psichiatri della mutua, non alla Hannibal Lecter, abbian cercato di soffocare la mia natura bellissima e congiunta al cantico delle creature, rimango unicamente un Falotico… che avercene, dotato d’intelletto sensibile e fortunatamente non demente senile come molti giovani cazzoni e “cazzuti”.

In buona sostanza, comprate il mio Il cavaliere di Berlino. E vogliatene tutti.

 

Voglio concludere con una stronzata. Io sono un gelato all’italiana, nel senso che non lo “do” alle italiche, rimanendo in bianco e “al freddo”, ma non sono un caldo all’africana nonostante sia quasi estate. Nel senso, anche sen(n)o, che non vado con le negre. Ma, soprattutto e anche sopra di lei, d’estate ci sta? Ci sta tutto, anche essere e non essere come me. Mica come te. Tiè. Sì, il tè, beviamoci un Estathé.

di Stefano Falotico

PHILADELPHIA, Jonathan Demme directs Denzel Washington, 1993

PHILADELPHIA, Jonathan Demme directs Denzel Washington, 1993

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