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Bentornato professore: being Johnny Depp


20 Jun

depp arrivederci professore

Sì, è uscito oggi nelle nostre sale Arrivederci professore con Johnny Depp. Un film discreto, non un granché. Un film assai simile all’Attimo fuggente.

Il messaggio di fondo, infatti, è identico: ragazzi, carpe diem…

Però, Arrivederci professore è annacquato in dialoghi retorici che, con la finissima retorica di Peter Weir, hanno poco a che vedere.

Come si dice in questi casi, un film dagli intenti nobili e mirabili, giammai miserabili, ma che a livello qualitativo non poco ha difettato nei risultati.

Film da me, ovviamente, già visto. Altrimenti che cinefilo sarei? Mica sono un cinofilo come La Russa.

Nicolas Cage è stato spesso invece un attore cane durante la sua carriera ma fu lui a regalare a Johnny Depp uno dei primi ruoli importanti. Suggerendogli d’istradarsi pian piano a Hollywood ai tempi in cui condividevano la stessa stanza d’albergo. Erano entrambi giovanissimi. Il primo, Cage appunto, è nipote di Francis Ford Coppola, come sappiamo. E, sebbene nelle sue ultime interviste, abbia affermato che l’onere d’indossare un cognome così responsabilizzante l’avesse indotto persino a colpevolizzarsi, inizialmente a snaturarsi e ad assumere atteggiamenti innaturali per dimostrare al mondo che l’Oscar di Via da Las Vegas lo ottenne per l’intrepidezza d’aver rischiato con un personaggio ingrato, rifiutato da tutti poiché, appunto, gli altri attori l’avevano considerato lesivo della propria immagine, ecco, malgrado ciò, il signor Cage dovrebbe sinceramente ammettere che in Rusty il selvaggioCotton Club e soprattutto Peggy Sue si è sposata campeggia(va), correggetemi se sbaglio, eh eh, il suo nome in cartellone, come si diceva una volta.

I suddetti tre film mi pare che siano firmati dal regista del Padrino e di Apocalypse Now. Eh già, non mi sembra, a meno che abbia avuto le traveggole, che siano stati diretti, che ne so, da Sofia Coppola. La quale, ai tempi di The Godfather, aveva appena un anno, quasi due…

Vorrebbe, signor Cage, obiettare in merito alla veridicità, alla validità di questa mia affermazione?

Detto ciò, tralasciando nepotismi e leccate di culo, spintarelle e raccomandazioni, Johnny Depp è la simbolizzazione incarnata del bellissimo sognatore per antonomasia. Ultimamente, ha perso parecchi colpi ma è stata tutta colpa di quella baldracca che s’era sposato, Amber Heard. Donna assai figa e slanciata ma artisticamente poco elevata. Che Johnny Depp, con le sue infamie e le sue denunce smodate, forse un po’ ha rovinato.

Dovete sapere che, per un tempo immemorabile, mi dissociai dai miei coetanei in quanto già oltre il comune volgo adolescenziale di questi pubescenti starnazzanti.

A Bologna, città che mi diede i natali, calci nelle palle sesquipedali e ove m’innamorai, anche se solo per tre secondi, di Natalia la fioraia, quelli della mia generazione, dopo settimane di compiti a casa prescritti loro da insegnanti boriosi, barbosi, accademicamente noiosi e soprattutto ipocriti, andavano a gozzovigliare al pub Estragon.

Dunque, dopo sei giorni feriali di castighi scolastici a cui doverosamente si erano attenuti da fighetti ligi, canne permettendo e la musica di MTV a distrarli dal dolore insopprimibile di saper inconsciamente che non avrebbero mai avuto una notte con Alanis Morissette, peraltro una donna androgina tutta mossette, dopo aver accontentato, da bravi figli di papà e mammà, i precetti educativi dettati loro dalla genitorialità più pedagogicamente ruffiana, si precipitavano nell’Estragon suddetto per sabati sera sudati.

Scalmanandosi nei bagni scalcinati fra zampillii di birra scaduta e lingue copulanti in accoppiamenti perfino promiscui in mezzo a tutta la folle mischia. Godendo da matti nel putiferio di vodke lisce e della cantante guest star della serata, Mascia la bauscia. Esaltata di Milano scesa a Bologna per tirarsela da Annie Lennox. A me fu fatto credere di essere Johnny Depp di Edward mani di forbice. Sì, i fricchettoni amavano da morire maltrattarmi da freak monco. Mi proibivano subdolamente di voler toccare ragazze gnocche come Winona Ryder ma ora sono io, in questo personalissimo Ritorno al futuro, a recarmi nei pressi del maialino di turno, gridandogli… ehi tu, porco, levale le mani di dosso.

Al che, il buzzurro, esce dalla macchina e spera di suonarmele:

– Tu stai sognando, idiota. Tu dai ordini a me? Ma mi hai visto bene? Io ora ti smonto.

 

Non posso dirvi chi l’abbia prese fra me e lui. Sicuramente lui non l’ha presa e me la sono montata io? Non mi riferisco alla testa. Fui oggettivamente pazzo come Don Juan De Marco – Maestro d’amore ma mi salvai dal manicomio, salvando gli psichiatri. Da cui ora ho ricevuto perfino l’encomio. Una situazione, diciamocela, tragicomica. Dinanzi a me, questi strizzacervelli compresero di aver sbagliato tutto. Anziché perdere tempo a lobotomizzare i loro pazienti facilmente suggestionabili, invece di rincoglionirsi con le fredde teorie freudiane sull’Eros, rimpiansero di non essere stati come Mickey/Rourke di Barfly.

Ah, è troppo tardi. La vostra Faye Dunaway ora scambia Warren Beatty per Marlon Brando.

– Faye, Marlon è morto.

– Anche Warren non lo vedo benissimo, diciamo sul giovanissimo.

– Brava, andata del tutto non lo sei…

 

Sì, Faye riesce sempre a non farsi internare perché, nonostante la demenza senile oramai galoppante più di come, negli anni settanta, faceva cowgirl in tanti letti e divani ruvidi e sessualmente strafottenti, rimane una donna dal fascino spiritoso, sempiterno. Anche se nessun uomo, oggi come oggi, vorrebbe entrarci dentro.

Di me, invece, che si può dire?

Sono Johnny Depp di Finding Neverland. Faccio leggere le prime pagine dei miei libri al mio editore.

Puntualmente, succede sempre la stessa cosa:

– Falotico, che razza di stronzata è mai questa? Si rende conto della cazzate immonde che ha scritto in queste prime dieci pagine?

– Il libro ha ancora 190 pagine. Lo legga tutto.

– Già. Guardi, lo leggo sino alla fine ma, se il registro non cambierà, lei in ospedale psichiatrico finirà. Questo almeno lo sa?

– Lo so, lei legga.

– Va bene.

 

Insomma, la vita è una sola, spesso una sòla. Spesso ancora sono solo ma fuori oggi c’è il sole.

 

 

di Stefano Falotico

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La cosiddetta mental illness esiste nel Cinema e nella vita? Esiste solo il Genius-Pop un po’ bambino e un po’ volpino, fidatevi, sono il re dei bei ballerini


11 May

 

suntory bill murrayQuanto mai attuale, viste le nevrosi collettive e il forte disagio sociale esponenzialmente aumentato, è il tema della follia.

Shutter Island? Film da quattro soldi. La leggenda del re pescatore? Sì, andiamo già molto meglio, facciamo dei miglioramenti.

Ah, la follia! Termine forse troppo generalista e superficiale. Tant’è che, in alcuni siti, peraltro tematicamente molto seri, vedo comparire assurdamente foto che mettono i brividi. Raccapriccianti e appunto fuori luogo rispetto alla delicatezza del quadro d’insieme. Sì, l’immagine semmai di Jack Nicholson di Shining che sventra di ascia la porta del bagno dell’Overlook Hotel su suo ghigno lupesco e sanguinario, oppure foto di persone derelitte che vagano catatoniche, come zombi, lungo le strade periferiche, mal illuminate, di grandi città al pallido, mortifero plenilunio nel sole loro interiore precocemente tramontato in una vita torva.

Persone imbrunitesi nell’inaridimento affettivo, afflitte dalla loro unica compagnia possibile, ovvero la solitudine più cupa.

Persone dagli sguardi allucinati che fissano con occhi vitrei il vuoto. Captando l’incommensurabile abisso a molti ignoto. Scandagliando, forse incoscientemente, nelle loro sofferenze infinitamente strazianti, il pasto nudo. Dunque, la nostra umanità decaduta e incenerita da una società apparentemente felice, invero già macellatasi nella povertà morale più inaudita. Che si riflette, grottescamente, nelle iridi languide di uomini e donne sdilinquitisi nell’apatia più inutilmente sognante, che si rifrange nello spettrale specchio delle loro anime nerissime e non più candide.

Abbagliandoci di tormento eclatante, inducendoci a riflettere con maggiore calma. Obbligandoci a interrogarci sull’esistenza, incomprensibile ai più, e su tale stupefacente, immane, umana discrepanza.

Ah, vedo molte panze!

E le domande che in cuor ci sorgono son tante. Versiamo molte lacrime sgorganti.

Spaccati come siamo da troppe incognite umidamente, inconsolabilmente vaganti.

Come se, attraverso queste immagini potenti, si volesse esemplificare appunto la follia e parcellizzarla in deficienti, iconiche raffigurazioni, in figurative sfighe appunto cinematografiche, pittoriche o perfino scultoree. Pensiamo, ad esempio, alle rappresentazioni della follia che il Rinascimento ci ha regalato, magnificando addirittura l’estasi, che ne so, rabbiosa e disperata della Madonna che, gridante in preda al lutto non cicatrizzabile della perdita del suo amato figlio Gesù, si contorse in un gemito lancinante, osservando la “sindone” di quel suo nostro Cristo, sì, asceso al cielo, ma non più di questo mondo tortuoso e soventemente orrido.

Io sono di Bologna. Non so se conoscete, ad esempio, a tal proposito, il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, uno dei massimi capolavori scultorei della mia natia città felsinea.

Me lo faceva studiare la mia insegnante di storia dell’arte. Ah, gran donna. Grassa e brutta. Ma una donna che, per via della sua repellenza fisica, aveva sublimato le sue carenze affettive e sessuali nell’arte, appunto, più alta. Sognando un profeta biblico che illuminasse la sua frigidità galoppante.

Celebre anche l’omonima pittura absidale di Vincenzo Onofri nella basilica di San Petronio.

E ora vi racconto una storia.

Frequentavo la terza media e nessuna tizia frequentavo. Erano mesi nei quali impazziva, no, impazzava per radio Enrico Ruggeri con la sua Mistero. Che da poco aveva vinto il Festival di Sanremo.

E tale dotta, simpaticissima insegnante di storia dell’arte aveva chiesto noi di recarci, a piccoli gruppi, a fare delle ricerche e degli scatti fotografici in queste due chiese sopra citatevi.

Io non volevo andarci. Ma c’andai perché ero innamorato di una ragazza. E quindi, capirete bene, cosa potesse sinceramente fregarmene dell’arte.

Lei era la Vergine fattasi carne.

L’amavo puramente e l’avrei scolpita duramente con le mie sopraffine mani da moderno Michelangelo Buonarroti. Ah, era lei un capodopera, opera magna per un amoroso, caldo arrosto stuzzicante, da piluccarcene entrambi ben rosolati e pennella(n)ti.

Se, invece, non avesse voluto donare a me, personaggio già matto all’Arcimboldi, le grazie armoniose delle sue gambe vellutate come pesca setosa del Caravaggio, mi sarei consolato, mangiando dell’insalata.

Lavandomene le mani… con l’acquaragia. Forza, coraggio. Non è da una stronza che ti manda a fanculo che si misura un Pollo(ck).

Sì, se mi fosse stata acida come l’aceto balsamico, rendendo ogni mio caloroso slancio soltanto un vano, fantasticante assaggio, mi sarei comunque divertito con un film di Stanlio e Ollio.

Erano tempi acerbi, sì, ove ammiravo il seno di Deborah Caprioglio ma non sapevo cosa fosse il Campidoglio, ero proprio un Klaus Kinski alla buona…

Non conoscevo a memoria tutti i nomi dei sette nani ma già volevo un po’ macchiare dolcemente la mia bramata Biancaneve nell’ano.

Ero un ignorante come il principe Antonio de Curtis in Totò e i re di Roma.

E non sapevo neanche, mio dio, che vergogna, che fu proprio l’Albertone nazionale a dar la voce ad Oliver Hardy.

Ah, le ragazze della mia età erano pure messe peggio, comunque. Pensavano soltanto a comprare gli Swatch, i ragazzi, poco tempo dopo, di queste se ne sarebbero fottuti, ammirando invece Baywatch con Pamela Anderson.

Molti furono segati, eccome.

Ah, vi era anche Pamela Prati. Una che, come la Anderson, era tutta rifatta più della facciata del Colosseo.

Ah, gladiatori defraudati della vostra Connie Nielsen, fatevi una passeggiata per i Campi Elisi o, se siete di Bologna, per i Giardini Margherita. Può darsi che Connie non ve l’abbia data ma incontrerete, a fare jogging e a strafarsi di qualche spinello, una racchia che ascolta Elisa.

Oh, buttala via.

Sì, tempi di sciacquette da smerdare nello sciacquone delle memorie annegate nel brodo dei tortellini, miei paesani, tempi di genitori oramai piegatisi al sistema che, fra una bolletta e l’altra, da totali bolliti aspettavano le vacanze natalizie per andarsi a fare un giro all’Abetone.

Insomma, la malattia mentale esiste?

Sì, per voi sì.

Per il Genius, no. Ché egli frutta, no, fa fruttare il suo pesce fritto e, tra una schizofrenica e una depressa, come un cavallo pazzo fluttua.

Quante cazzate che vi dico? Eh?

Ma se non ci fossi io, il Joker Marino, questa vita sarebbe già per voi da manicomio.

Fidatevi.

Voi uomini sareste ridotti come John Travolta di Pulp Fiction.

E voi donne come Uma Thurman.

Mentre io ora bevo un whisky.

In quanto Bukowski con sguardo da cane Husky.

Poiché sono uomo malinconico ma anche autoironico di gran candore, di ottimo sapore un Falotico, un uomo dai molti languori tra i vostri, cinici, freddi sudori, un uomo che puoi scolarti in un bicchiere d’acqua come il più pregiato liquore.

Sono un santo.

No, uno da Suntory.

E ora ballo perché mi tira il culo.

 

di Stefano Falotico

pulp fiction travolta thurman

E anche quest’anno di Cinema è quasi andato e siamo rimasti in Serie A


28 Apr

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Sì, non una grande annata cinematografica, a dire il vero. Abbiamo assistito alla rinascita di Freddie Mercury, a una bellissima storia d’amicizia con Green Book e Clint Eastwood, ancora una volta, col suo splendido The Mule ci ha fatto capire che cos’è la vita, davvero.

Intanto, il Bologna Football Club, grazie al miracolo compiuto da Mihajlović, in Serie A, salvo ribaltoni incredibili, anche quest’anno è rimasto.

No, non seguo molto il Calcio. Perché reputo troppo viziati questi calciatori che guadagnano miliardi mentre altra gente nel mondo muore di fame e qui in Italia si va avanti a stento con gli stenti di palliativi inutili come il Reddito di Cittadinanza.

Non è con quest’ufficio di collocamento virtuale che si può concretamente risolvere una crisi incombente. I soldi scarseggiano, i debiti aumentano, la gente in piazza i propri diritti rivendica, il prezzo della pizza aumenta, ti danno solo pizze in faccia, le donne, abbruttitesi, non indossano neppure più calze di pizzo, cresce a dismisura il disagio sociale, la gente si accapiglia su Facebook per un non nulla. Insomma, è una ola di pazzi che, infoiati, si esagitano sugli spalti dei loro appalti mentali. La gente, negli angusti appartamenti, si dimena, le coppie litigano, la gente si strappa i capelli per un attore di risma e invero non ha più un Euro per comprarsi una lametta da barba mentre le fondamenta crollano ed è un immane sisma.

Cosicché si perde di vista noi stessi e conseguentemente tutto diventa un campionato di oscene competizioni e lotte fratricide. In uno scannatoio repellente ove vien fuori il peggio di un’umanità su lastrico, soprattutto nell’anima. Le tribune elettorali son prese d’assalto da imbonitori e politicanti da strapazzo, le platee applaudono di autogoal. Perché ancora una volta son sconfitte dal loro fuorigioco. Sì, questi politici parlano con la panza piena mentre la gente comune è costretta a salvarsi in calcio d’angolo. Oramai non crede più a nulla, non esistono bandiere, neppure bandierine, la gente cambia umore a seconda di dove tiri il vento, è una banderuola vivente.

Un melodramma da Almodóvar, l’Italia si divide fra piagnistei, lamenti, urla da manicomio, assistenzialismi da asilo nido e sogni oramai perduti. Insomma, Dolor y Gloria con Banderas non è niente a confronto.

No, io non voglio pontificare. A quello ci pensa appunto il Pontefice. E a fine anno vedremo, fra l’altro, John Malkovich in The New Pope.

Sì, non so proprio perché in cuor mio tifi per il Bologna. Non è che questa città mi abbia dato tanto, a dirla tutta.

Eppure, sebbene i miei vengano da un paesino della Lucania, io sono nato a Bologna. Ho sempre vissuto qui.

Dunque, perché dovrei tifare per la Juventus o per il Napoli? Queste sono le mie strade.

 

Ripeto, siamo a un passo dalla salvezza. Sino a due mesi fa sembrava impossibile.

di Stefano Falotico

 

Gabriele Muccino attacca Pasolini: pensavo fosse scemo come Silvia la pescivendola, invece è più scemo di Silvio il pollivendolo


21 Feb

muccino fratelli

Abbiamo letto e sentito le parole di quell’idiota patentato di Gabriele Muccino. Una vergogna italiana. Da quando ha cominciato a girare pseudo-Cinema, il Cinema stesso italiano è affondato miserabilmente nella poltrita scemenza più borghese.

Sì, Muccino, fautore di queste storielle d’amore insulse che hanno fatto la felicità di cinquantenni depressi, in crisi esistenziali soltanto perché la loro squadra preferita, semmai l’Inter, ha perso e la loro moglie è malata ma loro sono Kevin Spacey di American Beauty e stanno cazzeggiando con una ventenne burina alla ricerca del proustiano lor tempo perduto, ero(t)icamente scaduto.

Lui che ha fatto sì che un imbecille come Stefano Accorsi diventasse miliardario e potesse oggi pubblicizzare la Peugeot 208, con la sua voce da bolognese e la celeberrima S di socmel delle due Torri che, strascicata, diviene lassiato al posto di lasciato e sì uno “sci” alla Alberto Tomba.

Già che è stato con Laetitia Casta, perché non ha promosso anche la Renault? L’ha lassiato? Non gli ha dato il lassativo? Sì, andasse a cagare!

Sì, lasciamo stare Stefano, mio omonimo e natio della stessa città, appunto, in cui sono nato io.

Una mi disse che gli assomigliavo. Le diedi uno schiaffo nonostante questa qui fosse una bella sberla. Me ne fotto.

Bologna. Una città dal centro storico piuttosto decoroso ma malfamata. Frequentata da gente borghesissima. Tutta chiacchierona che s’è sempre professata amante della Settima Arte coi tortellini a ingozzarli di sbrodolanti (s)vaccate.

E poi quell’altro… Pupi Avati. Solito Cinema passatista, malinconicamente tristissimo, angosciante. Oppure infarcito di amori adolescenziali insostenibili peggiori del fratello cerebroleso di Gabriele, Silvio. Un aborto spermatozoico, una scimmietta da zoo. Un incapace secondo me anche fra le lenzuola.

Sì, pare che Tamburini, famosa rosticceria del capoluogo emiliano, cerchi carne cotta e macinata per un tortellone al dente. Silvio potrebbe tornare utile alla cuoca. E Silvio la infarcirà di besciamella col ragù marcio.

Che poi fanno schifo i primi piatti di Tamburini. Si fanno pagare venti Euro per cento grammi di ravioli ed è meglio, fidatevi, sputtanarsi trenta Euro per comprarsi un porno con Viola, donna con cui vola.

Sì, un bel porno di peluche alla Andrea Roncato, con queste passerone dai culi che parlano…

Ma tutta l’Italia è a pecora. Spopola Marco Giallini coi suoi denti ingialliti, Mastandrea con la sua alopecia, Bentivoglio con la sua faccia incartapecorita, Gassman Alessandro con la dentatura di Jim Carrey di The Mask, e soprattutto lei, mrs. antipatia per antonomasia: Jasmine Trinca, che fu elevata da un Nanni Moretti già andato. Jasmine, il ritratto della snob per eccellenza che vaga di città in città, semmai succhiando il gunman Sean Penn o leccando l’uccello a Jean Reno.

Propinandoci la sua faccia da succhiacazzi macilenta. Sì, è dimagrita, Jasmine. Adesso è cresciuta. E, come tutte le donne cresciute, è diventata leggermente più simpatica ma comunque proporzionalmente più troia.

Belle gambe, una silhouette al formato d’uno stuzzicante, ammiccante gourmet, sì, potrebbero prenderla per lo spot della mozzarella questa bufala attoriale dalla carnagione lattea come tutti questi altri bocconcini che puzzano di sterco di mucca.

Sicuramente il mio “formaggio” non lo avrà.

Se Pasolini, secondo Muccino, ha impoverito il Cinema, posso dirvi solo una cosa. Pasolini amava i pisellini ma non era un cazzone come Gabriele.

Di mio, amo i fagioli. Soprattutto perché, dopo averli mangiati, posso scoreggiare meglio in faccia a questi puttanoni.

Ribadisco, andate a farvi fottere.

Non pensavate che fossi così? Infatti. Sono peggio.

Se vuoi rompermi il cazzo, ci sta. Il mio si riaggiusta sempre. Il tuo culo no, però.

Scusate, ora devo mangiare una clockwork orange.

Sì, mi sono servite molto le cure psichiatriche.

Se prima ero pasoliniano, ora sono in ogni ano.

Sì, come v’inculo io, nessuno.

Diciamocelo.

Insomma, testa di cazzo ero e ora sono pure cazzuto.

Se non ti sta bene e mi dai del farabutto, t’intubo mentre inserisco un altro video su YouTube.

Tornando a Silvia, sì, è una pescivendola. Ma è anche una buona sventola. Non comprate da lei, squali, il pesce fritto. Silvia ve lo renderà ritto ma sicuramente, dopo avervi circuito, vi annegherà.

E ben vi starà. Silvia è una vera (p)orca.

 

di Stefano Falotico

Luciano Ligabue è una disgrazia italiana, fortunatamente non fa più Cinema, assumetelo al banco dei salumi delle Mean Streets


09 Feb

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Anche se definirlo Cinema è un eufemismo per il quale mi dovrebbe comprare una chitarra Fender Stratocaster.

Sì, usare il termine Cinema per robaccia come Radiofreccia, merita un regalo speciale al sottoscritto.

Una bella Fender. Così, di rovescio alla Federer, posso sbattergliela in testa sulla terra rossa, come il deserto cosmico, aridissimo, della sua musica da strapazzo. Infatti, nel nuovo video bischerata, Le luci d’America, il buon Luciano veste come il gatto con gli stivali, in mezzo ai rovi e agli arbusti della sua inesistenza. Da Hai un momento, Dio, implorando Cristo santissimo che gl’illumini il vuoto universale del suo patetico gironzolare per gli Stati Uniti, tirandosela da rocker internazionale dei miei, no, vostri coglioni.

Se si ferma al Made in Italy del Bronx, troverà certamente un carrello di hotdog adatto al suo paninaro fuori tempo massimo.

Ma tornerei su Radiofreccia. Fellinismo patetico di uno che conosce il Cinema quanto un mio ex amico della Pescarola, Trombini. Sì, per lui De Niro è quello di Scarface e Pacino quello di Taxi Driver. Ho detto tutto.

Non perdiamoci nelle Mean Streets rionali del Quartiere Navile ma parliamo ancora di questo tizio che assomiglia tanto a Johnny Boy.

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Scusate, secondo voi non è Ligabue questo qui? Oh, cazzo, a me sembrava Luciano.

Sì, questo Luciano è un tipo da bettole ove, assieme ad Harvey Keitel, conosceva l’odore del sesso fra Lambrusco e pop corn.

Poi, dopo l’orgasmo nella latrina sudaticcia, si tirava su la patta e si vantava con gli amichetti delle sue trombate con le bagasce, da Elvis dei poveri al ritmo di Questa è la mia vita!

Sì, un uomo seduto in riva al fosso. Qui a Bologna infatti lo ascoltavano quelli del quartiere Fossolo.

Uomini che, in certe notti, si bucavano peggio di Stefano “Maxibon” Accorsi con una squinzia che cambiava loro le siringhe dopo essere stata da questi “sterilizzata” con profilattici per una piccola stella senza cielo.

Sì, lo scugnizzo bolognese, dopo essersi fatto una di queste scaloppine-scalognate, come nel libro del suo concittadino Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, sussurrava, già sciroccato, ho perso le paroleEri bellissima ma ora sta montando… la coca e non capisco un cazzo.

Lei, mentre lui era andato, leggeva Bastogne… s’infila un dito dov’è piacevole, mentre Ermanno la fotte nel culo, carezza da dietro le tette piene, tormenta i capezzoli color caffè.

E sognava un ragazzo come Bradley Cooper di A Star Is Born. Un altro mezzo bovaro ma almeno più romantico del suo pis(ch)ello.

Insomma, basta con Ligabue. Ci vuole veramente un BOSS!

Comunque, non dovete dar retta a tutte le stronzate che dico. A Star Is Born non è un grande film. Sebbene Sean Penn lo abbia definito uno dei film più belli del mondo.

Come dicono a Bologna, socmel!

Anche Sean mi è diventato un leccaculo?

Diciamocelo, pappagalli, se non ci fossi io a spararle grosse, che vita sarebbe?

 

di Stefano Falotico

Come Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé, sono un fuoriclasse, fuori dal Calcio Inzaghi e compagnia “bella”


27 Jan

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Mah, più che altro sono un uomo da Rinascimento.

Prefazione colta…

La felicità assoluta non esiste, esiste l’infelicità imperitura e la dura fregatura, vi entri in testa e anche altrove, ah ah

Lo so che non mi credete mai. E diffidate dalle mie profezie. Ma Nostradamus è stato un ciarlatano. Basta, gettatelo nella spazzatura. Così come il Papa, per ammodernare le sue prediche, dice che la Madonna è l’influencer di Dio.

Il signor Bergoglio dovrebbe non farsi influenzare, più che altro, dal rincoglionimento e non deve compiacere i giovani rimbambiti, adattandosi al loro linguaggio.

Giovani. Mah, parola grossa. Molti giovani, a trent’anni, sembra che ne abbiano cinquanta. Stanno al ristorante a discettare di Cinema andato e stracotto mentre quelli della loro età so di cosa discettano. Di cosa si dissetano. Di cosa s’informano, infornano da buone forchette. Lo so. Di vere bistecche al sangue! Sgranocchiate con condimenti di patate immerse in salse e tango, tanga e basta coi Manga. Come dico io, Manga come parli, sei fumettistico, tu invece artistico. Io amo amori rustici. Magnaccia, mannaggia, mangia questo, io sono il mago, lo vedi? Adesso sta qua e ora sta lì, sparito, tutto entrato, fornicante, piccante, al pepe. Spalmato e rosolato, fottutamente ficcato. In te inchiappettato.

Sì, i giovani sono degl’illusionisti del sesso. In verità, sono illusi e basta. Dai, consolatevi con un buon piatto di pasta. Ma quali carbonari!? È pronta questa carbonara o no?

Ah ah! Siete affamati, non mi fottete, di cose corposamente metafisiche ma allo stesso tempo trascendenti nel senso poco cristologico di saliscendi ascendenti per nottate paradisiache lisce e liquide. Forse solo insipide. Famelici di cose appaiabili, buongustai di cosce carezzabili per sinuose sinergie emozionali (s)fatte di scambi orgasmici, di simbiosi cronenberghiane, di pasti nudi eiaculati, sudati, spappolati, vivisezionati, di effluvi densi snocciolati in amori al cioccolato, sciolti, calorosi e accalorati, crepuscolari nel senso che, quando cala la sera, cola arrostito e arrossito nella serra e nella donnaccia terra terra è tutto un penetrar fiorito e ritto lo stretto di Gibilterra alla scoperta dell’America più saporita con la sua flora e la sua selvaggia vegetazione florida. Se la scopata con questa bagascia vi farà vomitare dallo schifo, potete assumere il Peridon. E il Lactobacillus.

Tu, cameriera, sai che sono esperto di amore latino? Dammi un bacinus e declineremo tutto in rosa rosae.

Oh, mia donna, sì, sono un selvaggio, ti offro una rosa, tu offrimi la tua rossa e pelosa, e arrossiremo cavernicoli come primitivi di clava e soprattutto bollente lava. Poi, lavati e dal cazzo levati. Ti chiami Rosaria e vai bene solo per il rosario.

Sì, il sesso è come scoprire l’acqua calda. Come no? Non vorresti dirmi che quella donna, apparentemente fredda e distaccata, sulle sue, al tintinnare dei miei occhi concupiscenti, bramanti e ardenti, in mezzo alle sue superbe gambe scintillanti non senta smuoversi un rovente oceano tremendo?

Senti che squagliamento, donna, squagliamocela. Squagliatela, prima che tu possa assaporare qualcosa di troppo grosso per la tua testa piccolina. Ah ah! Prendete invece quel babbeo e datelo… in pasto agli squali. Sono squali di Genova e adorano papparselo al pesto.

Oh sì, io non sbaglio mai. Non seguo molto il Calcio, dicono che faccia bene alle ossa. Non tanto però se ti spaccano, appunto, le gambe.

Tempo addietro, ad Agosto dello scorso anno, dissi che Pippo Inzaghi non era l’allenatore adatto al Bologna Football Club.

Mentre il venditore di mozzarelle, Joey Saputo, uno che a mio avviso non solo non sa niente di Calcio ma nemmeno ha saputo che non seppe neanche gestire il consorzio alimentare della sua industria casearia, rilascia video in cui mostra la pianificazione del nuovo stadio, io mi preoccuperei innanzitutto di questo triste stato da Serie B.

Ma non solo del Bologna. Sto parlando del vostro stato mentale. Ché quello statale è sempre più provinciale. Comunale. Sì, a forza appunto di ascoltare quell’idiota di Tiziano Ferro, in questa vostra umanità folcloristica di balli e baci da Giuda, inneggianti perpetuamente alla falsa felicità da new age della minchia, avete in verità perduto il vero piacere della (s)figa.

E, nonostante l’eclissi delle vostre vite oramai già defunte, comprate sempre più libri di meditazione orientale. Per consolazioni a buon mercato. Sì, donna, il fruttivendolo ha da offrirti la sua banana e tu spargi la sua crema rassodante sulla tua pelle di pesca. La dai al cocco e anche permetti al primo allocco col fisico a pera di sbucciarti la mela per dilettarti di balocchi e succhiotti.

Lo so. Sei una frustrata che beve il succhino. E ti consoli con sesso d’accatto per dimenticare una vita oramai tua andata nello squallido pompino. Basta! Ma quale palestra!? Ma che vuoi pompare i muscoli?

Inutile che tu stia a spomparti. Non t’incula nessuno.

Fidati, la verità è questa e non ce ne sono altre. O meglio, altre ci sono. E sono donne migliori.

Questo per dire, bambagioni, che la dovreste smettere di parlare utopisticamente di felicità e cazzi vari.

La felicità oggi c’è, domani no. La Serie A stava qua e a fine Maggio, forse Giugno, se tanto mi dà tanto, tanto lei me la da poco, prevedo una retrocessione assicurata.

Sì, la vita oggi è un’inculata data e domani ricevuta. Con tanto di scontrino fiscale. E dichiarazione dei redditi.

Caro Filippo Inzaghi, dopo le sue Samantha de Grenet e Arcuri Manuela, prevedo per lei un futuro nero. Abbia fede, non demorda. Spinga.

Vedrà che tutta la merda uscirà e ce la farà.

Noi non ce la faremo, non abbiamo i suoi soldi.

Poche pippe, io son come il cane della Disney, Pippo.

E ricordate: è meglio farsi una pippa che una con due rifatte poppe.

Quella vuole il calciatore. Non sa scrivere come me ma è acclamato dalla folla. La folla è follia!

Care quaglie, continuate pure a dar manforte a Quagliarella e vedrete come cadrete presto in una magra vitarella.

Per digerire, basta bere Acqua Vitasnella.

Mister, come la vedi ora? Nera? Anche prima, anzi, hai fatto sesso pure con le albine e le morettine.

Prof., hai fatto anche tu flop e plof?

E, dopo questa cagata, ancor più me la tiro.

 

 

di Stefano Falotico

Anche i diavoli terroni fanno il cul a Balanzone


30 Nov

GettyImages-Laetitia-Casta-squared

Da Wikipedia:

Balanzone, conosciuto anche con il nome di dottor Balanzone (in bolognese Dutåur Balanzån), è una maschera di origine bolognese. Appartiene alla schiera dei “vecchi” della commedia dell’arte, talvolta è chiamato dottor Graziano o semplicemente il Dottore. Nella versione goldoniana de Il servitore di due padroni prende il nome di dottor Lombardi.

 

Uomo umanista, umano, si capisce. Uomo che ha studiato i classici, fanatico di Fellini e soprattutto di un buon, rosolato piatto di tortellini. Con tutta la “besciamella” che serve alla sua signora. Povera donna che lo salvò da una vita di merda. Subito istradandolo a riprendere gli studi, sì, ma quelli magistrali.

Eh sì, perché Balanzone, nonostante se la tiri da sapientone e da dotto, da erudito e colto, è in verità solo un gran cafone, un ignobile trombone. E, alle scuole serali, fra una birra e l’altro, in quanto già precoce alcolizzato, si diplomò in maniera alticcia. Per poi allevare i figli a istruzioni da troioni e a insegnamenti “alte” da bamboccioni.

Sì, volle che i figli frequentassero il Ginnasio dopo aver appurato e (mai) considerato i loro fisici goffi, sgraziati, da impiastri impacciati e poi, (di)venuti adolescenti impasticcati, credette bene che una cultura liceale potesse renderli ellenici. Perché, imparando da latinisti sboccati, con tanto d’inglese maccheronico, la storia della Magna Grecia, avrebbero poi potuto meglio raccattare e ricattare le ragazzine inferiori del Rubbiani. E, semmai, una volta laureati, sposar le stesse, regalando loro i rubini e un rubinetto placcato oro.

Ah, ma certamente meglio di quelli del Tanari, Istituto Tecnico Commerciale per futuri impiegatini fantozziani o del catasto. Oggi, disoccupati e senza danari. Eh, già da qui, si può evincere il classi(cisi)smo e suddividere la lotta di classe in caste.

Eh sì, Balanzone è un ammiratore di Stefano Accorsi… two gust’ is megl’ che one, e sai quanto rosicava quando Stefano si scopò Laetitia Casta?

Aj, quanto era (Maix)bon’ quella “pennona”.

Ah, il panzon’ è anche fan di Avati Pupi. Uno che è stato preso a modello perfino da Bono Vox con la sua Magnificent? Ah no, chiedo venia, quello era Magnificat!

Ma il Balanzon’, dopo aver magnificato quella gran figa di Laetitia, sbavandole dietro come un maialon’, poi andava a messa in modo doviziosamente letizioso e, nonostante svolgesse un lavoretto da coglion’, recitava appunto il cantico del Vangelo secondo Luca, ove Maria ringrazia iddio per averlo salvato… da tutto questo bolognese, sporco bordello! Che ipocritone!

Eh sì, Balanzone, in casa sua si comportava come Peppone, pigliando i figli a ceffoni, ma poi si redimeva, salendo le scale del porticato che conduce alla basilica di San Luca. Appunto. Pregando in ginocchio dopo aver glorificato privatamente tutte quelle gnocche, con tanto del culo di Claudia Koll in Così fan tutte.

Perché egli ama i cardinali e i vescovi della felliniana Roma ma sa solo far predicozzi, tratta le donne come bestiame e quel che gl’importa è solo della sua panza sesquipedale.

A questo qui preferirò sempre Andrea Roncato, uno che almeno aveva la dignità di dire che amava la “peluche” e non voleva spacciarsi per educatore nei confronti di quelli da lui reputati ebetucci.

Ah, povero diavolo! Che gran genio che son stato. Ops, Un mister hula hoop.

Uno che finalmente l’ha sputtanato e gli ha tolto la maschera da vecchiaccio oramai andato. Balanzone è uno che non ha mai saputo lavorare e mai ha studiato, infatti portava solo le letterine da un ufficio all’altro e si spacciava per esperto di Lettere, non ha manco saputo argomentare il motivo bacato per il quale arbitrariamente voleva che i giovani in fiore si comportassero, a vent’anni, come rincoglioniti in calore, per indurli prematuramente alla sua lercia stoltezza di enorme corruzione, per invogliarli a una vita da puttanoni.

Socmel, dio porc’ e di un boia Giuda ladro, come ce l’ha ficcato in cul, incù, quest’uomo da “cuculo”.

 

di Stefano Falotico

 

Lo squallore di Bologna, la città della demenza e della panza per eccellenza, evviva i santi e il selvaggio Santander


27 Oct

federico-santander

 

Sì, da oramai tre mesi campeggiano per le strade di Bologna i poster giganteschi di un essere marsupiale, Ghali, rapper che piace tanto a quelle bimbette che vogliono fare esperienze “mulatte”.

Da quando ho visto questo qui, un brutto novembre melanconico, come in Moby Dick, è sceso nel mio animo, spesso propenso a tal sentimento da molti considerato triste. Invece, tale inclinazione ti permette di apprezzare Sergio Cammariere e di cantare con la tua donna, in modo losco e tamarro, lyrics da Ronny Cammareri, il grande Nic Cage di Stregata dalla luna. Servendole la “mozzarella affumicata” fra olive all’olio piccante.

Sì, uomini, siate zotici e di “pummarola ’ncoppa” con le vostre donne da mangiare con le mani con tanto di croccante sgranocchiarle, sì, siate loro del prosciutto crudo sempre come il Cage di Zandalee, uno dei più grandi trogloditi della storia, un uomo ignudo, ma l’unico che sa far godere quella figona immensa di Erika Anderson. Dipingendole addosso veri schizzi da “artista”.

Bologna invece te l’ammoscia. Sarà perché io ho origini terrone, provengo da una zona brulla della Basilicata ove la gente è ruspante e scopa le donne, al plenilunio, nelle campagne, mentre le zanzare succhiano il sangue di passioni sconsiderate. Niente a che vedere con quelle cosce da Ligabue, uno di Correggio, località limitrofa di quest’entroterra di piadine romagnole da Samuele Bersani. Due che dovrebbero spararsi quanto prima. Se non si sparano, va be’.

Sì, sono un uomo terragno che prende una, l’afferra per i capelli e la monta come un cavallo, anche se spesso preferisco mandarla a farselo dare nel culo da un bovaro più ricco di me.

Il problema maggiore di Bologna sono le scuole. Dei caseggiati medioevali fatiscenti, sull’orlo del crollo, così come molti giovani ex liceali che, dopo aver frequentato quegl’istituti fighetti tipo il Galvani, ed essersi laureati nella demenza di Scienze della Comunicazione, patrocinata da quel trombone deceduto di Umberto Eco, adesso campano con collaborazioni giornalistiche a numero di battute. Come se non bastassero le lor battone. Così, non avendo argomenti, scrivono tutto il cast del film, compresa la comparsa della lor sora Lella.

Sì, la dovrebbero finire questi ragazzi di sputtanare le loro ore migliori nel giocare a Red Dead Redemption 2. Vanno redenti subito e basta. Che poi… si sveglieranno e non saranno più ridenti.

Abbiamo anche la Sala Borsa, concentrato di persone che non hanno i soldi nemmeno per l’abbonamento a Netflix e vanno ad “affittare” film più brutti di Amazon Prime. Facendo “streaming” con le loro lingue da mouse… con qualche lor gallina in brodo che ama Timothée Chalamet. Anche lo Chalamet dovevamo avere! Ma pensa te.

Una volta imborghesiti, questi giovinastri si recano in localacci come La Scuderia. Siano scudieri e basta. Ché non abbiamo bisogno di pasciuti adulti ancor prima di esserlo. Incominciassero a fornicare di veri cocktail e non si stuzzicassero da leccaculi dalla saliva rancida.

Cari Asinelli, a Bologna ci son due torri. I cittadini felsinei dovrebbero tutti buttarsi da entrambe. La Garisenda non è altissima. Ma dovrebbero crepare ugualmente. Al massimo, rimarranno offesi.

Di mio, non mi offendo se lor si offendono. Se mi offendono, nessun problema, io son offeso dalla nascita. In quanto participio passato di una vita senza futuro anteriore. Ma che te lo ficca nel posteriore.

Alle torri, comunque preferisco mangiare il torrione, no, il torrone.

 

Adesso, scusate, devo aspettare la notizia del nuovo film con De Niro. Dopo Joker, quale sarà il prossimo Bob? De Niro non ha mai girato un film a Bologna. E io che ho detto?

Ve lo vedete Travis Bickle nella città dei tortellini? No!

Stasera però mangerò le lasagne. Così, perché sì.

E poi guiderò nella notte in cerca di un pappone da fottere.

Sono matto? Ancora no.

di Stefano Falotico

Raramente, anzi mai, imparo come si sta al mondo: Pippo Inzaghi è una pippa, c.v.d., e una lunga riflessione sugli attori e su questo decantato, patetico amore


27 Aug
SCARFACE, Al Pacino, 1983

SCARFACE, Al Pacino, 1983

Sì, nonostante in tantissimi abbiano tentato d’impartirmi regole comportamentali atte a imborghesirmi, e dunque a intristirmi, per adattarmi alla frivola mercanzia impiegatizia di massa, come Spartacus spacco sempre le catene dell’imbecillità e della mediocre adempienza alla collettiva scemenza. Vivendo perennemente a modo mio, oggi con far altero e duro da Jon Bernthal di The Punisher, domani da amante di Dario Argento prima maniera. Chiudendomi nel mio loculo e assistendo dalla mia finestra al cimitero ambulante di questa società sempre più edonisticamente sciocchina.

E mentre voi vi funestate in patemi d’animo, e mi complimento coi vostri fegati, davvero tosti, io mi allieto con canzoni maledette, planando nel cielo delle vostre ansie per invogliarvi a qualcosa di piccante e dunque peccante. Sì, peccate pure, non abbiate alcuna remora e mostratevi nella nudità della vostra eterna fanciullezza, rinunciando alle vetustà delle vostre anime impigrite nell’adattamento più bieco, mentitore delle vostre istintive, innate pulsioni. Datevi di tutto cuore e voi, donne, datemele di gran ardore.

Come volevasi dimostrare, Inzaghi è un pippone…

Sì, dopo due partite di campionato, il Bologna ha totalizzato soltanto un punticino, segnando la bellezza di zero goal. Accontentandosi di un pareggino nelle scorse ore contro il Frosinone! Ecco, questa squadra blasonata, che un tempo faceva tremare il mondo, ora si è ridotta a chiedere la carità alle neo promosse.

Io in tempi non sospetti (e vi basta ripassare i miei scritti) dissi che Filippo, detto Pippo, Inzaghi ci avrebbe trascinato dritti in serie B. Sì, è l’uomo troppo magro di cui diffidava Giulio Cesare. Un uomo troppo donnaiolo per essere un allenatore “spirituale” alla Mazzone, incapace d’infondere ai giocatori il piacere vero del sudore, della passione, del furore! Uomo berlusconiano che, appunto, militava nel Milan scudettato, che si circondava di zoccole che non usavano bene il sapone! E dunque io dissi che un uomo così non può essere un trascinatore, perché è troppo pieno di sé. E nei suoi occhi vi è smodato, arrogante osé.

I falli, no, i fatti mi stan dando ragione. E stiamo assistendo, noi tifosi felsinei, a un orrore. Una difesa tenuta su con l’Attack, un centrocampo inesistente, un attacco fantasmatico.

L’altro giorno, ho beccato perfino Blerim Džemaili vicino alla moschea delle mie parti. Sì, nella mia zona, da anni hanno elevato una moschea e, ogni venerdì all’ora di pranzo, tutti i musulmani si riuniscono a pregare. Quand’è che inizia pure l’ambaradan? Ah no, scusate il Ramadan? Ah, capisco, ogni anno cambia in base alla luna crescente di Maometto che non sa se andare alla montagna o sui colli bolognesi. Sì, per tutto l’arco del Ramadan, i musulmani si tappano in casa, hanno il coprifuoco, manco se in giro ci fosse Dracula. I musulmani, si sa, non mangiano carne di maiale. Nella mia vita, ho visto cose da La cosa.

Sì, vidi un arabo parlare in greco antico, che per sbaglio azzannò un hamburger che lui pensava essere carne di pesce. E allora, distrutto dal suo gesto offensivo nei confronti di Ali Babà, no, Allah, emise un gemito gutturale come De Niro nel finale di Cape Fear, quando parla tutte le lingue di Babele, quindi si sbudellò simil Udo Kier di Cigarette Burns, estrasse il corpo del reato, e urlò: – Porco Dio, non mi fotti suino! Io mi reincarnerò in un babbuino ma non sarò condannato alla maledizione per aver mangiato questo bocconcino.

Sì, DZEMAILO che, da quando non sta più con quella super gnocca mai vista dell’ex moglie, si è spompato (e dire che doveva essere il contrario perché m’immagino quanto si facesse spompinare…), è di origini albanesi. E quindi può darsi che sia di questa religione tanto odiata da Salvini.

Il signor Blerim che, detta fra noi, indossava una tuta da metalmeccanico dell’osteria numero uno…, la dovrebbe finire di pregare il suo dio e pensare a giocare. E non fallire reti clamorose. Ce la possiamo dire? È un bidone!

E adesso vado a buttare la spazzatura.

 

Attori si nasce e io modestamente lo nacqui

Sì, Federico Frusciante è intervenuto sul mio post che ha incensato McConaughey. Sacramentando che invece, a suo avviso, nonostante le sue recenti, lodevolissime prove, Matthew rimane un mezzo deficiente.

Ciò fu causa di discordia nei suoi riguardi e gli consigliai di riguardare True Detective. Ma Frusciantone mi redarguì, sostenendo che un attore è sempre bravo se diretto da un grande regista. Al che, si è scatenata una discussione cinefila. E lui ha asserito che soltanto una decina di attori, che si contano sulle dita di due mani, anche perché tre non ne abbiamo, sono stati capaci di elevare materiale scadente e nobilitare film mediocri. E fra questi ha annesso Marlon Brando, Steve McQueen e Bob De Niro. Al Pacino, no?

La questione è invero assai complessa. Diciamo che ci vuole la faccia giusta al momento giusto. Voi ve lo vedete Carlo Verdone in Trappola di cristallo? Carlo è attore di razza, colto, classico, ma nel Die Hard ci vuole un cazzone come Willis. Vera faccia da schiaffi. Un culone!

Come dire. Voi ve lo vedete il Falotico in una commediaccia alla Porky’s con un’ambientazione da isole Bahamas e cinquecento zoccolone che gli ballano intorno?

No, il Falotico è uomo da film di Lav Diaz, di Jim Jarmusch, un man quasi woman da Bergman. Ma comunque se voleste offrirmi una cena “vivace” con qualche pornostar americana, mi “ambienterei” alla nuova situazione con versatilità da fragolina. No, da fregolismo. Da sfregamento, più che altro.

Il Falotico è mutevole, oggi ha l’occhio lesso e lo pigli per fesso, domani cuoce in padella tante “fesse”, perché a voi mette le corna, essendo scopante e scoppiettante come un oleoso popcorn.

Non sai mai che farà, chi si farà ma soprattutto come s’inculerà. Ah ah.

Insomma, un attore magnetico! Che catalizza gli sguardi e che buca lo schermo… sì perché, alle donne represse che fanno solo il bucato, fa schifo mentre ai drogati bucatissimi non può star simpatico. E dunque spacca di brutto! Soprattutto le nocche della sua mano, cara la mia gnocca!

 

L’amore è una bugia che vi fa sentire uomini e donne migliori

Uno dei grandi problemi dell’italiano medio è la sua ipocrisia. Può trovarsi la donna più bella del mondo davanti, lei ci sta, e lui:

– No, sai, sono sposato. Io credo alla fedeltà. E poi io non faccio mai sesso. Io faccio l’amore. E devo essere innamorato.

 

Be’, sì, pur di rispettare falsissimi codici etici, l’uomo e la donna italiani scopano solo quando sono innamorati. Anche se non mi spiego come mai l’Italia sia uno dei paesi a più alto consumo pornografico.

Ho detto tutto.

No, non sono cinico. Credo che se, nella nostra vita, incontriamo l’amore vero, siamo fortunati. Ma, tornando a Inzaghi, la signorina Alessia Ventura, all’epoca, ebbe proprio il culo sfondato a incontrare un miliardario come Pippo.

Sì, amore purissimo, “certissimo”.

 

Anche oggi l’ho sparata.

 

 

di Stefano Falotico

 

Il Joker e Batman sotto le Due Torri


15 Jul

Phoenix Joker

 

Salve,
sono il Joker, il nemico pubblico numero uno di Batman.

Ah, quel Bruce Wayne la dovrebbe finire di farsi servire e riverire dal maggiordomo e di abitare in quella caverna così tetra. Sì, è proprio un cavernicolo bifolco e maleducato, all’apparenza ostenta modi eleganti, è insopportabilmente affettato nelle sue plateali, eclatanti apparizioni in pubblico quando non indossa la maschera del suo alter ego, ma in verità vi dico che è un ignobile bugiardo, un lestofante senza pari, un farabutto da prendere a calci in culo.

E mi ripugna vederlo così azzimato, un falso perbenista camuffato da eroe della strada, che scaraventa i cattivi per aria, e poi passeggia sui marciapiedi di questa città felsinea con aplomb orgogliosamente tronfio, sollazzandosi del suo mantello. Oh sì, un uomo ammantato di vellutata boria, e sarebbe lui, mica io, a esser ammanettato. Perché è un fake. E in fondo sappiamo tutti che è uno psicopatico. Wayne tramuta in Batman per discolparsi del fatto incontrovertibile che è un social fobico. Anche se, nelle sue solitudini immani, usa moltissimo Facebook e Twitter. E gente così mi sta profondamente antipatica e stimola in me sentimenti di sdegno titanici.

Ora, devo esservi sincero. Non è che io me la passi molto meglio.

Un tempo qualche anno fa, ero un comico da cabaret, e la gente andava matta per il mio standup comedian di gran livello. Ridevano a crepapelle dinanzi alle mie battute e avevo, posso dirlo in tutta fierezza, dei tempi comici da far impallidire John Belushi e Jim Carrey. E Billy Crystal mi faceva un baffo. Tant’è che proprio Crystal, due anni or sono, trovandosi qui a Bologna con la moglie, assistette a un mio spettacolo e venne di persona nel mio camerino a farmi i complimenti. Gli firmai l’autografo e lo invitai a cena. Ecco, devo dire che non ho mai avuto molti soldi, e Crystal e la sua gentile consorte dovettero accontentarsi di una capricciosa da I Gaetano, pizzeria rustica poco distante dalla Stazione Centrale, un pittoresco locale partenopeo ove sfornano pizze e pagnotte davvero croccanti da veri napoletani DOC.

Ma poi, proprio quando stavo raggiungendo il successo e cominciando a guadagnare un po’ di più, quando tutti i locali comici mi facevano la corte per avermi come star della serata, avvenne la totale débâcle.

Che tonfo, che caduta. Da imputare, ahimè, soltanto alla sfiga più nera.

Una sera, mi trovavo in Tangenziale, ed ero molto eccitato perché il mio spettacolo, appunto, era andato alla grande. Stavo viaggiando a gonfie vele verso la popolarità. E stavo diventando l’idolo cittadino, il paladino del buon umore. Un sogno che era davvero vicinissimo ad avverarsi. Ma, mentre guidavo di pazza gioia, nell’atto di sostituire un cd con un altro nell’autoradio, mi distrassi per trenta secondi netti, e quella distrazione mi fu fatale. Andai in tutta velocità a tamponare un camion, e sbandai, frantumando il guard rail. Che, sebbene fosse di cemento armato rinforzato, non servì a contenere l’incidente. E stranamente non scoppiò l’airbag.

Non morii, eh certo, altrimenti non sarei qui a scrivervi ciò. Ma rimasi vivo per miracolo. Avevo tutte le ossa rotte, lo sterno mezzo dilaniato ma, soprattutto, la faccia spaccata. Mi portarono subito al Pronto Soccorso, mi fasciarono interamente la testa e mi diedero dei punti di sutura dappertutto, in particolar modo sul viso e sulle labbra. Non crepai dissanguato ma la mia faccia è adesso sfregiata da un’indelebile, profondissima cicatrice che assomiglia a una pallina da tennis ricucita.

E, conciato così, non potei e non posso più lavorare come comico. La gente cominciò a evitarmi perché spaventata dalla mia faccia.

È da allora che sono il Joker e odio tutti quanti. E mi pitto le guance per dissimulare i tagli sulla pelle. Sì, mi trucco come un clown, tanto, struccata, la mia faccia fa ancora più paura.

E vado a caccia di Batman. Sì, Batman vive a Bologna. Ma quale Gotham City! Quello lo scrivono nei fumetti per dare un tono dark epico all’ambientazione. Perché Bologna invece, sì, è una città cupa e medioevale, ma non si presta a un fumetto alla Tim Burton.

E volete mettere il fascino oscuro degli altissimi grattacieli di cristallo contro la vetustà medievaleggiante delle Due Torri?

Mica si può scrivere un fumetto mondiale con l’Asinelli e la Garisenda? La gente si metterebbe a ridere. Insomma, noi italiani no, ma nomi così non hanno presa a livello internazionale, non emanano fascino arcaico e gotico a differenza di Gotham City, una città tentacolare e futuristica città à la Metropolis.

Sì, Batman abita qui. E so anche in che via e in quale quartiere, ma non posso dirvelo perché altrimenti lederei la sua privacy e mi troverei una denuncia della polizia postale per aver rivelato pubblicamente online il suo luogo di residenza.

Ma, stanotte, saran botte. Eh sì, stasera gliene combinerò una delle mie.

Domani, che bello, la mia “impresa” sarà su tutti i giornali, e Il Resto del Carlino intitolerà a lettere cubitali il “post” chiamato: Anche i pagliacci picchiano i pipistrelli.

Eh eh, come me la godo.

Mica tanto…

Che gli farò?

Non posso dirvelo, sarà sul prossimo numero di Batman.

E l’editore del fumetto ha i diritti d’autore.

Ma comunque posso darvi un’anticipazione. Come detto, Bruce Wayne sta sempre chiuso in casa, eh sì, questo stronzo si è reso completamente virtuale. Diventa parzialmente reale soltanto quando si trasforma in Batman. Secondo voi è normale uno così? Lui, sì, che è pericoloso. Mette piede nella realtà solo per prendere a pugni e sberle i violenti, e contro la loro violenza usa una violenza dieci volte superiore. Insomma, sgomina il crimine da puro fascista reazionario.

Meglio io che combatto questo mondo con la mia fantasia. Anch’io sto spesso rintanato ma, se un tempo raccontavo storielle comiche e barzellette nei miei sketch, adesso mi hanno assunto per scrivere racconti umoristici. Cosa posso fare di più nelle mie condizioni per il bene dell’umanità e per dar gioia a questa spenta città ingrigita?

Eh sì. Wayne usa uno pseudonimo su Facebook, l’ho scoperto. Naturalmente, adotta questo falso profilo se no i criminali lo stanerebbero e poi per lui sarebbero guai seri.

E, dal suo falso profilo, dalle indicazioni che ha fornito, ha detto che stasera andrà a vedere il panorama topografico di Bologna dalle Due Torri assieme a Catwoman.

Per entrambi, saranno gatte da pelare, perché io sarò lì, appostato come un pipistrello sulla balaustra dello spiazzo alla sommità dell’Asinelli.

 

Oh, bene, eccomi qui sotto l’Asinelli. Batman e quella stronza di Catwoman son già lassù. Entro. E quella della biglietteria:

– Sono 5 Euro, signore.

– 5 Euro? Adesso, per visitare la Torre e salirvi in cima, si paga 5 Euro? E dire che questo nuovo governo doveva ammortizzare le spese e fornire delle agevolazioni. Di male in peggio. Ecco a lei, comunque.

– Bene, mi può rilasciare la carta d’identità?

– E perché mai?

– Sa, ogni angolo della Torre è sorvegliata da telecamere nascoste ma dobbiamo cautelarci di più. Così se a qualche turista, un po’ vandalo, saltasse in mente di danneggiarla, noi abbiamo in deposito la sua carta d’identità, ed è fottuto. Anche perché, comunque, non esistono altre vie di fuga, se non passare obbligatoriamente da quest’entrata.

– Non posso rilasciargliela.

– Perché?

– E mi domanda anche perché? Ha notato che sono truccato?

– Be’, ovvio. Ma sa, sono molto rispettosa e discreta e dunque sono affari suoi se vuol salire sulla Torre combinato così. Ma, per cortesia, mi rilasci il documento.

– Eh, ma sul documento ho una foto nella quale appaio irriconoscibile.

– Non importa. Ci sono scritti il suo nome e cognome, e vi appiopperò sopra un piccolo asterisco a matita, per sapere che questa carta d’identità appartiene a lei, caro signore mascherato. Molto semplice.

– Ma, sa, non posso dare il mio nome in giro a destra e a manca.

– Come non può?

– Mi sono creato un’altra identità ma a lei ciò non deve assolutamente interessare.

– M’interessa, eccome, se vuole salire sulla Torre. Senza carta d’identità, lei non andrà da nessuna parte.

Vero, Antonio?

– Chi è Antonio?

– Antonio sono io, la guardia che sorveglia le entrate e le uscite, e anche la maschera che stacca i biglietti d’ingresso. Forza, si tolga il mascara, volevo dire la maschera, scimunito. Non faccia il pagliaccio. Consegni la carta d’identità alla bigliettaia, sennò la arresto e poi i miei colleghi la porteranno in centrale.

– Guardia, guardi, non mi metta le mani addosso.

– Invece sì. E la strucco anche. Ah ah.

– Non mi tocchi.

– Io invece le faccio il ritocco, mio toccato!

 

La guardia, già, mi toccò eccome e sciolse con le mani, strofinando accuratamente i suoi polpastrelli sulle mie guance, quasi tutto il trucco.

– Ah, ma lei è quel comico, di cui ora non mi sovviene il nome, che anni fa … be’, un tempo lei andava fortissimo.

– Lo so. Ecco la stramaledetta carta d’identità. Contenti?

– Be’, adesso possiamo lasciarlo andare – disse la bigliettaia.

 

E così, struccato e con la faccia piena di cicatrici, salii fin in cima alla Torre. Batman e quella meretrice di Catwoman non c’erano più. Può darsi che, mentre io ero lì a interloquire con la guardia che, tenendomi fermo, mi stropicciò il viso, e la bigliettaia altezzosa, Batman e Catwoman fossero già usciti, e io, occupato com’ero a evitare figuracce ancor peggiori, non me ne fossi accorto.

 

Eccomi qua sulla sommità della Torre. Adesso, qualcuno ha scoperto la mia vera identità, e state tranquilli che spiffererà in giro chi sono. Che merde. Sono nella merda.

 

E se ora mi buttassi giù da quassù? Oh sì, un bel salto nel vuoto. Tanto, più svuotato di così si muore.

 

Eh sì, buonanotte.

 

 

di Stefano Falotico

 

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