Il mio animo, innatamente poetico, di splendide visioni si cibò, gustosamente alimentandosene e metaforicamente lievitando nel tempo già ora trascorso che fu eppur sempre intoccabile, eternale sarà da me giammai dimenticato in maniera immortale. Atmosfere ricolme di languore estatico m’incantarono, anche accaldarono, forse sol accalorarono, in tal tarda estate in cui, fra spettatori ritardati, critici rinomati ed accreditati, film magnificenti per fini palati, Falò s’immerse e appieno ne godette marmoreamente. Innamorandosi di tante strepitose, cinematografiche, ovviamente, opere monumentali e altresì sdegnando invece registi sopravvalutati che ivi, anzi, là al Lido, poco d’interessante ebbero da presentare. Presentando, ahimè, eccome film impresentabili, ihih. Film sgraziati, poco a me garbati e nelle mie dure, impietose recensioni ne sarò sgarbato, stroncandoli (im)meritatamente con far deciso ma severo, sacrosanto e puro. Pur sacramentandone la lor pochezza e dicendo la mia con intellettuale onestà inalienabile e sincera da uomo maturo e vero. Furono dì infuocati, ripieni di furore e passionali d’ardore, notti perfino lugubri e serate temporalesche, forse soltanto io, arlecchinesco, al contempo magnetico e Falotico, fui bagnato da una pioggia di film e ne fui eccitato. Parimenti a come non poco m’elettrizzai, virilmente accesi e a livello ormonale scaldai, in quanto assistetti (im)potente al continuo, imperterrito passar e passeggiar, al lungomare, vicino alla Sala Grande, non soltanto in passerella, di enormi passere calienti, ovverosia, vossignoria, a ragazz(in)e, signore e donne (magni)fiche per cui persi la testa, smarrendo talvolta, per fortuna solamente estemporaneamente, l’olimpica calma che mi contraddistingue e la classe da uomo che sa il Falò suo, saggio e colto ché conosce il Cinema meglio delle sue tasche. Piene o svuotate? Ah, “intascai” tanti filmoni e spesi molti sold(on)i? Vidi molti cog… ni, ripeto, vivaddio anche molte fig… ne. Ma il tempo andò, oggi è il 21 settembre ma non scorderò mai certi attimi in cui io, fottutamente godendone, altrove scomparvi, apparvi, forse semplicemente amai la settima arte e chissà… qualcos’altro? Non lo so, quel che so è che fui al Lido di Venezia, io, lindo, sotto cieli limpidi e uccelli in volo che non migrarono laddove l’uomo, anche la donna, anzi soprattutto lei, sa bene che debbono entrare affinché il “clima” possa arrivar… a temperature bollenti, probabilmente a 90° gradi all’ombra o sol a letto.
Ah, che (grande) bellezza! Che gran bellezze. Alcuni considerano Falò una schifezza, altri, specialmente altre, un’inestimabile dolcezza incarnata e mista alla tosta durezza. E ho detto tutto… Voi mi fate tristezza.
Labile è la vita, spesso (f)utile, sovente tira… non solamente il vento. E l’esistenza si (com)penetra a me che chissà chi fu, chi è, chi sarà se ancor tempo vivrò, rivivrò, è tempo di (ri)vivere, di ricordar e giammai dimenticar!
di Stefano Falotico







































